“Il trapianto cambia un po’ tutto, perché prima sei attaccato a una macchina. Io per due anni e mezzo ho fatto la dialisi, tre volte alla settimana per quattro ore. Non si può tanto andare in giro. E da quando ho fatto il trapianto - quest’anno sono cinque anni - si apre un nuovo mondo. A me piace dire: è un po’ come una nuova vita”. A parlare è Simone Vanotti, ospite di Prima Ora. Parole che sorprendono doppiamente, perché in studio vengono mostrate immagini di una grande sfida sportiva da lui sostenuta quattro anni dopo aver subito un trapianto di rene: la Marathon de Sables, 120 chilometri di corsa nel deserto del Sahara, in Marocco. “Lo faccio anche un po’ per chi mi ha donato questa possibilità di poter fare qualche cosa in più”, afferma emozionato “gli ultimi cinque chilometri ero abbastanza distrutto, però mi sono detto: no, devi arrivare, devi per forza arrivare perché è una testimonianza che porterai avanti”.
In Svizzera la situazione è stabile
Accanto a Simone Vanotti siede il direttore medico del Dipartimento di medicina intensiva dell’EOC, Paolo Merlani. “Dopo un aumento delle donazioni nel 2023, quando si era arrivati a 200 donatori, negli ultimi due anni siamo fra i 180 e i 190”, spiega. “I pazienti trapiantati arrivano fino 650”. “In Ticino, in questo momento, ci sono 59 pazienti in lista d’attesa, di cui due stanno aspettando una donazione da un parente, da un amico, da una persona vivente, gli altri 57 stanno aspettando un organo”.
Una rete europea per “scambiarsi” organi
“Ci sono anche organi che vengono importati, grazie a una rete a livello europeo - Foedus - che permette alla Svizzera di aumentare le donazioni”, spiega Merlani. Non sempre, infatti, il donatore è compatibile con il paziente che deve ricevere l’organo. Organo che, allora, viene messo a disposizione di beneficiari residenti in altri Paesi. “Per esempio, qualche tempo fa, siamo riusciti proprio da Lugano a donare un cuore che è andato fino in Sud Italia a salvare una ragazzina dodicenne”, racconta il dottor Merlani.
Il 60% degli svizzeri decide di non donare organi, ma il Ticino è generoso
In Svizzera c’è ancora una forte resistenza: “Benché le indagini rivelino che tre quarti della popolazione sia favorevole in principio alla donazione di organi”, rivela Merlani, “in realtà, quando siamo in situazione di morte cerebrale - quindi quando c’è la possibilità di donare gli organi - il 60% degli svizzeri (familiari o il paziente stesso, se ha scritto le sue volontà) non li dà: questo naturalmente rende la situazione dei potenziali ricevitori drammatica”. La votazione del maggio 2022, che ha permesso di passare al consenso presunto, potrebbe portare a un aumento. Fondamentale, poi, resta la sensibilizzazione della popolazione. “Il Ticino è un esempio: un tasso di accettazione dell’80%. Quindi il Ticino è particolarmente generoso e attento a questo argomento”, conclude il direttore medico del Dipartimento di medicina intensiva dell’EOC.

Simone Vanotti: il traguardo dopo il trapianto
Millevoci 12.06.2025, 11:05
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