Non ci sarà nessuna riduzione del numero di allievi a un massimo di 22 per classe nelle scuole elementari a partire dal prossimo mese di settembre e anche il nuovo modello di abilitazione parallela alla professione è a rischio per i ritardi accumulati in sede parlamentare.
Dibattito in commissione
È quanto ha comunicato la settimana scorsa il Consiglio di Stato alla Commissione scolastica. I tempi tecnici per iniziare l’implementazione della prima riforma (che prevede anche l’istituzione obbligatoria dei direttori in tutti gli istituti scolastici e consortili) già dal prossimo anno d’insegnamento non sono dati, afferma il governo ticinese che aveva trasmesso il relativo messaggio lo scorso mese di novembre.
E che se non si tratti solo di lungaggini procedurali ce lo conferma il presidente dell’organo parlamentare Claudio Franscella (PLR). “I vari gruppi hanno voluto discutere la questione al loro interno. Alcuni propendono per la sua immediata introduzione e altri la giudicano intempestiva in questa fase, in cui sono stati decisi tagli ai docenti. Ma di per sé non c’è una opposizione preconcetta”. Le posizioni precise si manifesteranno poi al momento in cui si procederà al voto sul rapporto commissionale che verrà allestito, ma comunque se ne riparlerà per il settembre 2014, quando dovrebbe essere introdotta gradualmente anche nelle medie.
Celio (PLR): necessari approfondimenti
Si profilano quindi delle resistenze a livello parlamentare, in particolare tra i commissari liberali radicali. “Più che resistenze direi che da parte del gruppo PLR non c’è grande convinzione”, sottolinea Franco Celio . “Le riserve sono dovute al fatto che questa modifica migliora poco la situazione. Si rischia di creare una spesa supplementare annua di circa 15 milioni (quando sarà a regime) per un problema che riguarda poche sezioni (ndr, si tratta di 53 nuove sezioni), senza apportare grandi vantaggi. In definitiva abbiamo bisogno di ulteriori informazioni per procedere ai necessari approfondimenti”.
Meno problematico appare invece il secondo argomento sollevato dal Consiglio di Stato, attinente alla futura “abilitazione in parallelo alla formazione” che consentirebbe ai candidati all’insegnamento già laureati di avere un’attività lavorativa parziale durante l’ultima fase di formazione. Il tema dovrebbe essere infatti discusso già nella prossima riunione di lunedì della Scolastica, in tempo per essere poi votato dal Gran Consiglio in aprile o, al più tardi a inizio maggio.
Bertoli: il parlamento non dia un segnale negativo
Da parte sua il direttore del DECS Manuele Bertoli constata che la riduzione del numero massimo di allievi per classe è “una delle misure adottate dal Consiglio di Stato per migliorare le condizioni quadro della scuola ticinese”. Il consigliere di Stato evidenzia che sulla scuola incombono tre iniziative popolari e “se non c’è una soluzione concordata si va al voto”, eventualità questa che aprirebbe la strada a un confronto pubblico di cui il mondo dell’istruzione non ha assolutamente bisogno in questo momento. “Tutti si dicono pronti a investire nella scuola”, insiste il responsabile dell’educazione, “e sarebbe un peccato se il parlamento desse un segnale negativo su una proposta che ha il consenso dei comuni ed è poco onerosa”.
Leonardo Spagnoli






