Intervista

Ecco perché la Svizzera fa gola ai trafficanti

L’arresto di quattro persone residenti a Roveredo nell’ambito di un’operazione internazionale antidroga ha destato scalpore - Ne abbiamo parlato con il criminologo Federico Varese

  • Oggi, 00:15
  • 17 minuti fa
L'operazione si è svolta tra Francia, Italia e Svizzera
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SEIDISERA dell’11.03.2026 - Intervista al criminologo Federico Varese

RSI Info 11.03.2026, 00:14

  • GettyImages
Di: MariaRosaria Maruca 

Sta destando scalpore il caso dell’operazione antidroga condotta tra Francia, Italia e Svizzera, che ha portato all’arresto di sette persone, quattro delle quali residenti a Roveredo, con permesso B. L’opinione pubblica, la politica e le forze dell’ordine si stanno interrogando sulla funzionalità dei metodi di contrasto presenti nel Canton Grigioni e su come, anche quando questi sono in atto, i gruppi criminali riescano a infiltrarsi nel territorio. Federico Varese, professore di criminologia preso l’Università di Oxford, ne ha discusso ai microfoni della RSI.

Perché questi gruppi criminali si infiltrano, a più livelli, in Paesi diversi da quello di origine?

“La presenza all’estero, ancora oggi, credo sia in gran parte motivata da una repressione nel Paese d’origine, ovvero nei territori tradizionali. Uno degli effetti di questa repressione è che alcuni di questi elementi scappano all’estero. Perciò non si tratta fondamentalmente di una scelta strategica del gruppo, il quale vuole espandersi all’estero, ma vanno via perché di fatto scappano. E questo ovviamente è una questione da tener presente nel momento delle scelte politiche di un Paese. Questo secondo me il meccanismo di diffusione più importante. Poi sussistono anche delle scelte strategiche, che spingono i gruppi ad andare in territori particolari, come, per esempio, i luoghi da cui arriva la droga, ovvero il Sudamerica e i porti dal nord Europa, oppure in altri Paesi dove poter stabilire delle persone che sono legate al gruppo e che possono facilitare il riciclaggio di denaro”.

Prof. Federico Varese, professore di sociologia ed esporto di criminologia presso l'Università di Oxford

Prof. Federico Varese, professore di sociologia ed esporto di criminologia presso l'Università di Oxford

  • University of Oxford

Perché, quindi, queste organizzazioni hanno scelto la Svizzera, cosa si potrebbe fare per migliorare i metodi di contrasto?

“Hanno scelto la Svizzera perché è più facile riciclare, in quanto (Roveredo, ndr.) è il luogo, dal punto di vista funzionale, dove avveniva il riciclaggio attraverso queste aziende cosiddette buca lettere. (Roveredo, ndr.) non era, quindi, il luogo dove la ‘ndrangheta ha cercato di ottenere un controllo del territorio e chiaramente non è neanche l’area dove arrivava la cocaina. Era più che altro il posto in cui, per mezzo delle aziende fittizie, si nascondevano i profitti del traffico. Un’altra ragione è legata al fatto che (in Svizzera, ndr) vi sono delle regole diverse a seconda dei Cantoni. Questo potrebbe risultare un po’ strano, perché ovviamente si vorrebbero delle regole uniformi, per verificare il passato criminale delle persone che fanno domanda di residenza. Quindi, senza esagerare, tutti i Cantoni dovrebbero verificare il casellario giudiziale dalle persone che fanno domanda di residenza. Questo è rilevante, ed è presente anche in altri contesti, tipo in Inghilterra, dove vi sono differenze tra polizie, perché sono regionali. La Svizzera dovrebbe perciò focalizzarsi sulle regole che permettono di creare aziende fittizie. L’aspetto, forse, più importante dal punto di vista della politica anticriminale”.

Il caso

Il blitz è stato condotto contemporaneamente in Francia, Svizzera e Italia, e ha contribuito allo smantellamento di un traffico internazionale di cocaina, gestito da clan di ‘ndrangheta e Camorra. La droga era arrivata via nave dal Sud America e poi era stata smerciata in Europa con auto di lusso. I ricavi ottenuti dalla vendita della droga venivano riciclati attraverso società, false fatturazioni e investimenti immobiliari da oltre cinque milioni di franchi.

Quattro delle sette persone arrestate erano residenti a Roveredo, con permesso di soggiorno di tipo B. Si trattava di un uomo di 52 anni, del figlio 24enne e un 44enne, tutti con cittadinanza italiana. La quarta persona è la compagna 37enne del primo dei tre, figlia di un montenegrino che l’Europol ha definito “un obiettivo di alto livello, ricercato da diversi Paesi”.

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Operazione antidroga e mafia: quattro arrestati erano residenti a Roveredo

Il Quotidiano 02.03.2026, 19:00

Nel caso del Grigioni italiano si trattava di collaborazioni tra ‘ndangheta e Camorra, quanto è importante la cooperazione tra diversi gruppi criminali nell’ambito del traffico di droga?

“Il traffico di cocaina deve essere concepito come un grande commercio, in cui le persone scambiano, comprano e vendono. Per cui, ad esempio, i gruppi colombiani sono coinvolti nella produzione di cocaina, che viene venduta ai gruppi della ‘ndrangheta, ma anche ad altri in Europa. Questi poi rivendono e quindi è un grande commercio, come una grande piattaforma con vari sottogruppi, che vendono, rivendono e rivendono. Lì c’è grande collaborazione, in genere, e anche pochissima violenza; perciò, la cooperazione tra i gruppi è molto forte. Lo abbiamo visto anche nelle indagini su EncroChat (incrociate), con le quali le polizie europee sono riuscite a penetrare questi sistemi di comunicazione molto sofisticati delle mafie. Si è visto che c’era una grande collaborazione tra attori di tutti i tipi: di criminalità organizzata classica come ‘ndrangheta e Camorra, ma anche trafficanti freelance, i quali organizzavano il traffico da un luogo all’altro. C’è grande collaborazione, non c’è necessariamente conflitto, perché i gruppi non vogliono controllare il territorio, non vogliono escludere qualcuno a favore di se stessi, ma sono tutti parte di questo grande commercio internazionale”.

Traffico di cocaina: un mercato in forte espansione

Come riportato dal World Drug Report 2025, la Colombia nel 2023 ha prodotto circa 3’000 tonnellate di cocaina l’anno, quasi il 34% in più rispetto al 2022. Federico Varese spiega che attorno all’11% del territorio della Colombia è utilizzato per produrre cocaina, “quindi non mi stupisce che vi siano indagini in Europa”. Di conseguenza, anche la massa di cocaina che viene esportata sia verso l’Europa, sia verso gli Stati Uniti, “è cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi anni e il prezzo è calato”.

In aggiunta, anche “la quantità di cocaina prodotta per ettaro” è aumentata, perciò “c’è un aumento della capacità tecnologica di questi produttori”, che “sono molto più efficienti nella produzione”. Questo porta, inevitabilmente, a una crescita esponenziale della produzione.

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Onda bianca. La cocaina travolge l’Europa

Falò 08.10.2024, 21:10

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