Il Consiglio di Stato ticinese non fa marcia indietro. Il contributo forfettario sulle cure a domicilio (50 centesimi ogni cinque minuti di prestazione, per un massimo di 15 franchi al giorno) è entrato in vigore oggi, primo aprile, come stabilito. La petizione con 20’000 firme e le richieste di sospensione avanzate da più parti politiche non bastano a cambiare rotta.
Il presidente del Governo Norman Gobbi ha inquadrato la misura come una questione di responsabilità collettiva. «Credo che l’unica soluzione sia quella della responsabilità condivisa: abbiamo più attori, sia nel settore delle cure a domicilio che in quello politico, che devono farsi parte di una soluzione», ha detto.
Il capo del Dipartimento della sanità Raffaele De Rosa ha annunciato due misure di accompagnamento parallele. Come prima linea il “monitoraggio di un eventuale rinuncia alle cure”, ha dichiarato. Secondariamente, un “approfondimento per capire se ci sono persone, cittadini che hanno bisogno di aiuto e come poter permettere alla rete di sostegno sociale di raggiungere queste persone con gli aiuti che il Cantone mette a disposizione”.
Di fronte all’entrata in vigore del provvedimento, alcuni hanno già rinunciato alle cure. “Abbiamo un accordo con Pro Senectute e Pro infirmis, che sono due attori del territorio per raccogliere segnali di questo tipo e capire come intervenire”, ha detto De Rosa.
Una misura per contenere una crescita inarrestabile
La misura mira a rispondere a una crescita della spesa sempre maggiore. I fornitori privati hanno fatturato nel 2023 quasi un milione di ore, con un aumento superiore al 16%. Il costo complessivo è il doppio di quello dei sei servizi pubblici cantonali. “Ne abbiamo un’ottantina (di operatori privati, ndr.) nel nostro cantone a fronte dei sei servizi di assistenza, cure, domicilio pubblici dei comuni e abbiamo all’incirca 600 infermieri indipendenti. E questo ha portato negli anni anche a un’esplosione della spesa sanitaria che ha anche un impatto sui premi di cassa malati”.
C’è chi ha chiesto un mese di tempo per adeguarsi, come nelle Tre Valli, e chi ha detto “no” a farla pagare, come lo Spitex Locarnese e Valli. “Un’uscita francamente totalmente inopportuna e inaccettabile”, ha detto De Rosa, ricordando che il tema è discusso dall’estate scorsa e che gli stessi servizi pubblici avevano espresso adesione in Commissione.
La decisione, formalmente assunta a dicembre, doveva produrre effetti già sul preventivo 2026, ha poi spiegato Gobbi. “Stiamo parlando di una spesa sanitaria che ha un’evoluzione negativa a livello di crescita ben superiore alla media nazionale, ma anche degli altri settori della spesa sanitaria”. In tal senso, la misura è “anche una risposta a quello che è il grido d’allarme dei ticinesi sull’evoluzione negativa dei premi di cassa malati”, ha concluso il presidente del Governo.

Cure a domicilio: lanciata una petizione contro il contributo dei pazienti
Il Quotidiano 26.03.2026, 19:00








