Una petizione, presentata questo giovedì a Bellinzona, chiede l’immediata sospensione della partecipazione dei pazienti ai costi delle cure a domicilio. Dal prossimo 1° aprile chi ne usufruisce sarà tenuto a pagare 50 centesimi di franco ogni 5 minuti di cura, per un massimo di 15 franchi al giorno. La misura fa parte del preventivo 2026 ed è dunque stata approvata dal Gran Consiglio lo scorso dicembre.
Con lo slogan “Non è colpa dei pazienti” è uscita ora allo scoperto un’alleanza che, attraverso una raccolta di firme, chiede di bloccare l’esborso. I promotori sono associazioni come l’ATTE (Associazione Ticinese Terza Età) e Pro Infirmis, ma anche sindacati e partiti di sinistra. Online, in poche ore, sono già state raccolte oltre 4’000 sottoscrizioni. La decisione, secondo il deputato del PS Ivo Durisch, è adesso nel campo del Governo: “Il regolamento è di competenza del Consiglio di Stato che può decidere l’entrata in vigore a seconda di come valuta l’opportunità della misura in un determinato momento. La prossima settimana c’è una riunione dell’Esecutivo che potrebbe decidere immediatamente”.
Pazienti in ansia e operatori critici
Secondo gli oppositori non devono essere i pazienti, quindi la parte più fragile della popolazione, a pagare per l’esplosione dei costi della salute. Alla presentazione della petizione sono stati esposti esempi concreti di persone che subiranno sulla propria pelle questa misura. Persone come Riccardo Lazzarotto che un anno fa ha subito un ictus e da allora necessita di costanti cure a domicilio: “Non sono sicuro di far parte di chi avrà un rimborso, quindi più che considerare questo aspetto uno comincia a valutare a cosa rinunciare. Avendo già dovuto fare a meno dei pasti (a domicilio, ndr), questo sarebbe un costo non sostenibile nella mia situazione”, spiega il paziente al microfono di SEIDISERA.
I contrari sostengono che gli operatori sanitari lavoreranno adesso con il cronometro alla mano per non pesare economicamente sui pazienti. A scapito di qualità e, soprattutto, di umanità. Ecco cosa pensa Zorelis Santiago, che è infermiera a domicilio indipendente: “Purtroppo tanti stanno già valutando come ridurre le cure. Molti hanno conteggiato una spesa fino a 450 franchi al mese, una cifra per loro insostenibile. Ci sono molti anziani che faticano ad arrivare a fine mese e hanno molta paura. Hanno letto dei rimborsi ottenibili con la complementare, ma molti hanno già raggiunto il tetto massimo”.
Meno cure a domicilio con il rischio, proseguono gli oppositori, di dover ricorrere a ricoveri ospedalieri o a inserimenti in casa anziani, in contraddizione con l’attuale politica cantonale che predilige le cure a casa. E infine, ci sarebbe anche poca chiarezza nel metodo di riscossione di questi importi. Tanto che, ad esempio, l’ALVAD l’associazione delle cure a domicilio del Locarnese ha deciso di assumersi i costi almeno per i primi sei mesi. E in questa direzione sembrano andare anche altri enti, pubblici e privati.
De Rosa: “Non siamo stati frettolosi”
Interpellato a proposito della levata di scudi, il direttore del DSS Raffaele De Rosa, risponde così a SEIDISERA: “C’è certamente comprensione per le reazioni che suscita. Tuttavia una misura di questo tipo va inquadrata nel contesto dei premi di cassa malati che pesano su tutta la collettività. Nel nostro cantone, in particolare, il settore delle cure a domicilio in pochissimi anni ha conosciuto un’esplosione della spesa. Questa misura è importante anche perché dobbiamo garantire l’accessibilità e la sostenibilità dell’intero sistema nell’interesse della presa a carico di qualità in favore dei nostri anziani”.
Il consigliere di Stato respinge l’accusa di frettolosità: “Direi proprio di no, perché questa misura è stata presentata già a settembre nell’ambito del preventivo. Il Gran Consiglio ha potuto approfondirla e discuterne, quindi non si può dire che il tema non era conosciuto. Nelle ultime settimane c’è stata una comunicazione verso tutti i servizi di cura a domicilio”. De Rosa non condivide la paura che possa esserci una rinuncia alle cure: “Non è così. È una misura lineare che ha un tetto massimo di 15 franchi per gli interventi che superano le due ore e mezza. In casa anziani l’equivalente della partecipazione è di 84 franchi. Nel calibrare questa misura, l’importo medio che abbiamo calcolato è di 5 franchi ed è più basso della media nazionale”.
Quanto alla possibilità di fare marcia indietro, il punto di vista di De Rosa differisce da quello di Durisch: “Questa è una decisione del Gran Consiglio ed è solo il Parlamento che può eventualmente fare marcia indietro. Ci sono degli atti parlamentari che lo chiedono, per cui i deputati avranno senz’altro la possibilità di discuterne”. L’entrata in vigore è confermata dal 1° aprile: “È già previsto un monitoraggio attento per correggerne, se del caso, anche eventuali effetti negativi”, conclude il direttore del DSS.
SEIDISERA del 26.03.26, il servizio di Marcello Ierace









