In Ticino si continua a parlare di cure a domicilio e della nuova misura entrata in vigore lo scorso 1° aprile che prevede una partecipazione dei pazienti ai costi. Oggi Raffaele De Rosa e Norman Gobbi, in rappresentanza del Consiglio di Stato, hanno incontrato la Commissione della Gestione del Gran Consiglio. E questo, anche in vista della possibile discussione che si terrà lunedì in Parlamento.
La misura, lo sappiamo, ha sollevato non poche critiche. C’è stata una petizione con oltre ventimila firme, sabato a Bellinzona ci sarà una manifestazione di piazza e sono arrivati anche diversi atti parlamentari. Tra questi un’iniziativa elaborata, firmata dal capogruppo socialista Ivo Durisch, che verrà depositata proprio questo lunedì e che chiede lo stralcio di questa misura e che venga fatto subito.
In che modo? Sfruttando la clausola d’urgenza che deve però essere approvata dalla maggioranza del Parlamento. E la cosa non è affatto scontata. Perché in queste settimane il clima di ostilità attorno a questa misura del Governo si è un po’ ammorbidito. E lo dimostrano le voci che SEIDISERA ha raccolto dopo l’incontro di questa mattina.
La posizione dei socialisti si mantiene fortemente critica, come conferma lo stesso Durisch: “Quello che abbiamo visto - dice Durisch - è che questa misura non è stata approfondita a sufficienza. Tutti i dati che ci sono stati forniti sono delle ipotesi. E alcuni, secondo noi, sono addirittura delle ipotesi palesemente errate”.
Ben più sfumata è invece - ad esempio - la posizione dei capogruppo del PLR Matteo Quadranti e del Centro Maurizio Agustoni. “A titolo personale - afferma Quadranti - io non sono così contrario a questa misura. Si tratta di uno dei tentativi, in qualche modo, di controllare la spesa sanitaria in questo Cantone. Questa misura esiste in 22 altri cantoni da diversi anni e non ha creato tutto il subbuglio che c’è stato qui da noi. Subbuglio che comunque è nato da una sola parte degli attori di questo settore”. “Penso che sia importante - sostiene Agustoni - evitare di diffondere il panico nella popolazione, soprattutto quella più fragile. Da quello che ci è stato comunicato oggi non è giustificato, né per la misura in sé, né per come il Consiglio di Stato intende applicarla. Nessuno verrà lasciato indietro”.
Toni che sembrano presagire un certo defilamento dei partiti borghesi. Ancora Ivo Durisch: “Sì credo proprio che questa sia l’impressione che abbiamo avuto nella Commissione. E credo che la direzione sia un po’ segnata. Auspico di no, ma verosimilmente l’urgenza non verrà votata”.
Il Governo ticinese è quindi riuscito a spostare gli equilibri dalla sua parte? C’è stato un problema di comunicazione iniziale, ma va dato atto a Raffaele De Rosa di essere riuscito ora a far passare una serie di informazioni che inizialmente erano mancate. Ed è stato così anche questa mattina: “È stata l’occasione - afferma De Rosa - per rispondere alle domande che sono state poste dai commissari che chiedevano delle delucidazioni sul come si intende applicare questa misura, quali possono essere i meccanismi di monitoraggio e come si intende valutare eventuali strumenti di sostegno speciale per dei casi particolari. È importante sottolineare che questa non è una misura che fa piacere, non è una misura simpatica, è una misura però che ha delle basi oggettive e quindi è importante intervenire perché dobbiamo garantire la sostenibilità nel tempo di questo importante settore anche per gli anziani di domani”.
Ricordiamo, per concludere, che questa misura porterà ad un risparmio di mezzo milione di franchi all’anno al Cantone, ma si ripercuoterà anche sui Comuni. E qui, secondo alcuni calcoli, il risparmio complessivo sarebbe di circa 8 milioni all’anno. E anche questo è un dato che lunedì potrebbe non passare inosservato.







