L’aumento dal 78 al 100% del moltiplicatore comunale applicato ai lavoratori frontalieri in Ticino è contestato dall’Italia. Stando a quanto riferito dalla Stampa, Roma avrebbe chiesto alla Commissione UE di aprire una procedura d’infrazione nei confronti della Svizzera, accusata di penalizzare gli oltre 60'000 italiani che, ogni giorno, attraversano il confine per lavorare.
L’aumento, stando a quanto riferito dal quotidiano, secondo l’Italia violerebbe l’accordo sulla libera circolazione delle persone e in particolare la clausola riguardante la “protezione contro le discriminazioni fondate sulla nazionalità”.
L’Italia è convinta di trovare sostegno: il regime di imposizione alla fonte, nota la Stampa, a Bruxelles piace poco e ci sarebbero parecchie possibilità che venga giudicato discriminatorio. Una conclusione che, paradossalmente, potrebbe far felice il Ticino che a sua volta vuole giungere al superamento dell'accordo del 1974. Se, come per altro previsto dalla recente intesa italo-svizzera con il passaggio allo splitting, si abbandonasse il sistema dei ristorni l’incasso per il cantone sarebbe ben maggiore di quello attuale.
Diem
Dal Quotidiano:






