“Quando si comincia a parlare di virus e poi si riempiono giornali e telegiornali, la popolazione si spaventa. Ci tengo sin da subito a tranquillizzare la popolazione. Si tratta di una situazione completamente diversa da quella del coronavirus”: così il dottor Christian Garzoni, infettivologo e direttore sanitario del gruppo ospedaliero Moncucco, interpellato dal Radiogiornale della RSI riguardo ai casi di hantavirus sulla MV Hondius. La nave da crociera, lo ricordiamo, è approdata domenica a Tenerife, dove è iniziato lo sbarco di passeggeri e membri dell’equipaggio, poi trasportati nei Paesi d’origine per essere messi in quarantena.
I contagi - ne sono stati nel frattempo accertati altri due - hanno portato in tutto a tre decessi, ma secondo Garzoni “questo virus ha un tasso di trasmissione molto più basso (di quello del Covid-19, ndr). È chiaro che su una nave da crociera le persone sono molto vicine e stanno molto tempo assieme in ambienti ristretti. La probabilità che un virus di questo tipo causi una pandemia - come abbiamo visto con il Covid - non è quasi presente perché non è un virus respiratorio che si trasmette facilmente a contatto, anche breve, ma richiede comunque un contatto ravvicinato e prolungato tra persone”.
“La famiglia degli hantavirus conta tre tipi di virus. Questo, che si trasmette da uomo a uomo vi è unicamente nel Sudamerica, quindi non è presente in Europa. In Europa esiste invece un hantavirus trasmesso dai roditori. Io non l’ho mai visto, ma può succedere di vederlo. È una malattia che causa un problema soprattutto a livello renale. Non esiste una terapia specifica, quindi non c’è un antivirale per questo genere di virus e non c’è oggi un vaccino efficace. Si trattano i sintomi. Questo ceppo del Sudamerica causa invece soprattutto una patologia polmonare e cardiaca. Chiaramente i pazienti, quelli gravi, finiscono in terapia intensiva per questo motivo”.
Ma chi si occupa dei protocolli da seguire? Come spiegato da Garzoni, “esiste un’agenzia che si chiama l’Agenzia per il controllo e la prevenzione delle infezioni europea, che ha emanato l’altro giorno delle direttive molto chiare su chi ha avuto un contatto con persone infette, su chi è ammalato, su come trasportarli. E poi ogni singolo Stato ha delle direttive interne per prendere a carico questi pazienti. Quindi mi sembra che tutto non è lasciato al caso. Al contrario è stato molto ben programmato. Adesso si tratta di vedere di queste persone che erano sulla nave quante effettivamente si ammaleranno. Il difetto di questo virus è che ha un tempo di incubazione lungo fino a sei settimane. Quindi queste persone che hanno avuto un contatto saranno tranquille in quarantena a domicilio e non potranno probabilmente uscire fino a quando dimostreranno di non ammalarsi”.









