L'associazione Rete Ticino ha indetto una manifestazione di protesta per il prossimo 21 settembre, a Bellinzona, per chiedere l'abrogazione o una modifica della legge ticinese sulle imprese artigianali (LIA).
"Questa legge impedirà a ben duemila imprese ticinesi di lavorare a partire dal primo ottobre, perché queste ultime non sono in grado di soddisfare i requisiti richiesti dalla nuova legge - spiega alla RSI Lorenzo Marconi, presidente dell'associazione -. Noi artigiani lamentiamo sia un eccesso di burocrazia sia costi troppo elevati. I documenti da presentare sono troppi e le cauzioni possono arrivare fino a 20mila franchi. La LIA è nata per tutelare gli artigiani ticinesi, non per farli chiudere".
Gli esempi non mancano. "Prendiamo in esame il caso del singolo artigiano che, magari, lavora contemporaneamente come gessatore, imbianchino e muratore: deve iscriversi all'albo artigiani sotto tre categorie diverse e pagare di conseguenza cauzioni e iscrizioni. Si arriva facilmente a cifre importanti. Un altro esempio: chi vende tende, oggi non le può piu posare. E se faccio anche lavori di tappezzeria devo fare un'altra iscrizione. In questo modo il numero degli attestati federali diventa pressochè infinito".
La legge, sostiene Marconi, ha anche una scarsa efficacia nel contrastare il fenomeno del dumping. "La maggior parte degli artigiani di oltre frontiera continua a lavorare senza iscrizione: risultano in media circa 6'000 notifiche all'anno ma, finora, si sono registrate solo 200 imprese".
Massimiliano Angeli




