Perizie, controperizie, due processi con due esiti diversi. E ora, forse, la svolta decisiva, che giunge a quasi dieci anni dai fatti. Era il 22 aprile 2017 quando, alla “Rotonda” di Gordola, Fabrizio perse la vita. Si trovava all’entrata della discoteca, dove un 21enne di Biasca si stava dirigendo di gran carriera. Per scansarlo il giovane lo colpì con un pugno alla nuca e una spallata. Il 44enne del Mendrisiotto finì contro il cancello, accasciandosi esanime. Morì in ospedale nelle ore successive.
L’imputato, tornato a piede libero già nel corso del 2017, ha sempre sostenuto di non avere nemmeno sfiorato la vittima. Per l’accusa si trattò invece di omicidio intenzionale con dolo eventuale. Tesi accolta dalla Corte di appello e di revisione penale, che nel luglio del 2022 lo condannò a nove anni di carcere; dopo che in primo grado gliene erano stati inflitti cinque per omicidio colposo.
Nell’emettere la sentenza la Corte definì inutilizzabile una “superperizia” commissionata dalla stessa Carp, secondo la quale l’uomo era deceduto per cause naturali. La dissezione dell’arteria vertebrale sinistra – scriveva il dottor Antoine Roggo – andava ricondotta cioè a un’alterazione patologica del vaso.
La difesa ricorse al Tribunale federale, che nel 2024 confermò l’accertamento dei fatti, respinse le critiche sollevate ma diede loro ragione su un punto: la perizia Roggo era stata scartata in maniera arbitraria, senza avere sentito l’esperto. I giudici di Mon Repos annullarono così la condanna per omicidio intenzionale, e rispedirono l’incarto alla Corte di appello al fine di eseguire le verifiche del caso.
Di qui un’altra perizia, affidata al dottor Tony Fracasso, che sulla scorta di nuovi approfondimenti (già indicati, proprio da Roggo, per poter ottenere la certezza assoluta) è arrivata a una conclusione diversa: la frattura dell’arteria fu di origine traumatica. Un verdetto pesante per i difensori, che a breve dovranno decidere come procedere.
Prima Ora del 21.05.2026






