Ticino e Grigioni

Il cantiere sanità in un cantone sempre più vecchio

Il consigliere di Stato e direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, Raffaele De Rosa, a 60 minuti rivendica i correttivi introdotti nel settore e richiama il peso dell’invecchiamento sulla tenuta del sistema

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A tu per tu col consigliere di Stato Raffaele De Rosa

A tu per tu col consigliere di Stato Raffaele De Rosa

  • RSI
Di: 60 minuti/sdr 

La sanità ticinese resta uno dei dossier più delicati della politica cantonale. E il confronto acceso di lunedì in Gran Consiglio sulle cure a domicilio lo ha confermato. La richiesta di trattare con urgenza lo stralcio della partecipazione ai costi non ha raggiunto la maggioranza qualificata necessaria, lasciando in vigore la misura contestata. Un segnale politico forte, che si inserisce in un dibattito ben più ampio su come far quadrare i conti dello Stato senza rinunciare a rispondere a una domanda di cure in costante crescita in un Cantone sempre più anziano.

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Iran - Stati Uniti: guerra o pausa? - Il “cantiere” sanità

60 minuti 20.04.2026, 20:45

È in questo scenario che si colloca la posizione di Raffaele De Rosa, consigliere di Stato e direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, che in un’intervista alla trasmissione della RSI “60 minuti” contempla il suo lavoro come quello di chi entra ogni giorno in un “cantiere” aperto su fronti molteplici. Un settore, quello sanitario, che definisce “estremamente difficile, complesso, molto tecnico”, e sul quale – sottolinea – pesano non solo le scelte cantonali, ma anche regole federali che obbligano il Ticino a far sentire la propria voce a Berna.
Sul tema più caldo delle ultime settimane, quello della partecipazione dei pazienti ai costi delle cure a domicilio, De Rosa rivendica anzitutto il valore del settore e il lavoro di chi vi opera. Parla di un ambito “fondamentale”, sostenuto da professionisti che agiscono “con competenza, professionalità e soprattutto umanità”. Ma proprio per questo, osserva, il sistema va preservato da una crescita che il Governo considera ormai eccessiva e difficilmente sostenibile nel lungo periodo.

Secondo il direttore del DSS, negli ultimi anni il comparto ha conosciuto una vera esplosione, sia per numero di operatori sia per volume di prestazioni. De Rosa cita il proliferare di servizi privati, con circa un’ottantina di Spitex privati attivi sul territorio e 600 infermieri indipendenti, oltre a un numero di ore erogate per utente nettamente superiore alla media nazionale. A ciò si aggiungerebbe un costo LAMal per assicurato sensibilmente più alto rispetto al resto della Svizzera, con ripercussioni anche sui premi di cassa malati. È su questa base che il Governo giustifica le misure già introdotte che vanno dall’inasprimento dei requisiti di qualità ai criteri di finanziamento più severi, fino al tetto massimo di ore, alla creazione di un tavolo di lavoro con i partner del settore e al blocco di nuove autorizzazioni per enti privati e infermieri indipendenti. Il Ticino, sostiene De Rosa, sarebbe il primo Cantone a muoversi in questa direzione.

Il consigliere di Stato respinge però la lettura di una situazione “fuori controllo”. I controlli, afferma, esistono e stanno producendo effetti. Ammette tuttavia la presenza di “zone grigie” favorite proprio dall’espansione del settore. Da qui la scelta di intervenire con misure incisive, per limitare gli abusi e contenere la dinamica della spesa senza mettere in discussione un caposaldo della politica sociosanitaria cantonale: il mantenimento a domicilio.
Per De Rosa, infatti, le cure a domicilio restano un pilastro strategico, destinato a diventare ancora più centrale con l’invecchiamento della popolazione. Il Ticino, ricorda, dovrà confrontarsi nei prossimi anni con una quota crescente di anziani: uno scenario che renderà sempre più necessario trovare un equilibrio tra accessibilità delle cure, qualità delle prestazioni e sostenibilità finanziaria.

È in questa cornice che De Rosa difende la partecipazione ai costi chiesta agli utenti. La misura, dice, non va letta isolatamente ma inserita in un pacchetto più ampio di interventi. Il suo obiettivo non sarebbe quello di smantellare il servizio, bensì di “responsabilizzare maggiormente l’utente a domicilio” e contribuire a frenare una crescita che, da sola, non sarebbe più governabile con i soli correttivi già adottati. Nell’intervista, De Rosa allarga poi lo sguardo all’altro dossier che incombe sul Governo: l’attuazione delle due iniziative popolari approvate dal popolo ticinese nel settembre scorso sul fronte dei premi di cassa malati. Il Consiglio di Stato ha ribadito la volontà di applicare la volontà popolare, proponendo però un percorso in due tappe: una prima dal 1° gennaio 2027, una seconda dal 1° gennaio 2029. La prima fase prevede un onere annuo di circa 61,4 milioni di franchi, di cui circa 51 milioni a carico del Cantone, con 38 milioni destinati ai maggiori sussidi di cassa malati e 23,4 milioni alle maggiori deduzioni fiscali. Secondo il Governo, ne beneficerebbero circa 115’000 cittadini sul fronte dei sussidi, di cui 8’000 nuovi beneficiari, e circa 90’000 cittadini per quanto riguarda le maggiori deduzioni fiscali.

Anche qui, il punto centrale resta quello evocato dal Direttore del DSS fin dall’inizio, cioè la necessità di far convivere la risposta ai bisogni sociali con la fragilità delle finanze cantonali. Il Governo opera per dare seguito al mandato popolare, ma lo fa dentro un quadro che definisce “difficile e delicato”. In altre parole, il cantiere sanità resta aperto e i lavori – politici prima ancora che amministrativi – sono tutt’altro che finiti.

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Le cure a domicilio scaldano il Parlamento ticinese

Il Quotidiano 20.04.2026, 19:00

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