Il presunto autore dell’omicidio di Nadia Arcudi, la maestra di Stabio trovata senza vita domenica a Rodero, è stato interrogato anche giovedì. La procuratrice pubblica Pamela Pedretti, titolare dell’inchiesta, lo ha torchiato per diverse ore nel carcere della Farera, ma fino ad ora non sembra aver confessato il delitto.
Le sue parziali ammissioni, ossia di aver unicamente trovato il corpo della donna nella casa dove viveva con la madre a Stabio e di averlo traportato avvolto in un tappeto e con un sacchetto in testa prima di abbandonarlo nel bosco, non sembrano però convincere gli inquirenti. Avrebbe affermato poi di aver agito in questo modo, per "non ferire i familiari".
Rimangono ancora diversi punti da chiarire, tra questi, l’email mandata a nome della 35enne, quando era già morta, per giustificare la sua assenza.
Al momento, affermano polizia cantonale e Ministero pubblico, non vi sono altri indagati. Oggi, la procura della Repubblica di Como, come "atto obbligato", ha pure iscritto nel registro degli indagati per omicidio volontario e occultamento di cadavere il 42enne collaboratore informatico alla SUPSI, nonché cognato della vittima.
CSI/Quotidiano-AlesS
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