La riforma delle ARP, le Autorità regionali di protezione, attesa da quasi 20 anni, passata anche da una votazione popolare nel 2022, ha trovato martedì il via libera del Gran Consiglio ticinese. Il consenso è stato quasi unanime. Si passerà in sintesi da un’autorità amministrativa a una giudiziaria, con la creazione di quattro preture di protezione. La competenza non sarà più comunale ma cantonale e le nomine passeranno dal Parlamento stesso.
Quanto concordato sulla carta ora dovrà essere attuato. Il percorso verso l’operatività è quindi tutt’altro che concluso. “È la seconda tappa di questa importante revisione del settore della protezione del minore e dell’adulto”, come ha ricordato in aula Roberta Soldati (UDC), fra le firmatarie del rapporto commissionale. “La prossima sarà l’adozione della nuova legge sulla procedura che approderà in aula verosimilmente nei prossimi mesi. (...) La riforma non si esaurirà sulla carta mediante l’approvazione di quest’ultimo messaggio, ma dovrà essere inserita in un discorso più ampio già anticipato nel presente rapporto, dove si raccomanda un potenziamento dell’UAP (Ufficio dell’aiuto e della protezione, ndr) e della rete”.
Oltre alla questione procedurale, resta da risolvere anche quella logistica, perché le quattro preture per ora non hanno ancora una sede. In aula non sono giunti chiarimenti dal Consiglio di Stato: né Norman Gobbi né Claudio Zali hanno preso la parola. Si ritiene che perché le preture diventino operative ci dovrebbero volere un paio di anni.





