Ticino e Grigioni

Riforma ARP, il voto finale in Gran Consiglio

Tra il 26 e il 27 gennaio il Parlamento decide: più autorevolezza per le Autorità regionali di protezione, ma anche costi maggiorati e sedi ancora da definire

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Si passerà da un'autorità amministrativa ad una giudiziaria

Si passerà da un'autorità amministrativa ad una giudiziaria

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Di: SEIDISERA - Marcello Ierace / sdr 

Tra lunedì 26 e martedì 27 gennaio 2026 il Gran Consiglio è chiamato a dare il via libera definitivo alla riforma delle Autorità regionali di protezione (ARP), attesa da anni e pronta ad approdare in aula dopo la firma del rapporto della Commissione giustizia e diritti.

La riforma – avviata nel solco della revisione federale del diritto di protezione e passata dal sì popolare del 30 ottobre 2022 – porterà le ARP a trasformarsi in Preture di protezione, quindi in autorità giudiziarie a tutti gli effetti: dalle attuali strutture comunali si passerà a un assetto di competenza cantonale. Ma perché questo sistema è considerato più efficace? L’approfondimento della trasmissione SEIDISERA della RSI lo ha chiesto a Sabrina Gendotti, deputata del Centro, prima firmataria del rapporto della Commissione Giustizia e diritti del Gran Consiglio.

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SEIDISERA del 25.01.2026: La riforma delle ARP in Gran Consiglio

RSI Info 25.01.2026, 18:00

“C’è una questione di credibilità”, e quella dei costi

Da subito precisa che c’è anche una questione di credibilità, perché talvolta “c’è un po’ l’impressione che le decisioni delle ARP non abbiano la stessa portata delle decisioni di un tribunale, anche all’estero”. Con il nuovo sistema, aggiunge Gendotti, “viene riconosciuto veramente che è un tribunale a tutti gli effetti”. 

Il salto di qualità richiederà però più risorse: la spesa complessiva salirà da 14 a 20 milioni di franchi l’anno, con 6 milioni in più a carico del Cantone, mentre la parte rimanente continuerà a essere sostenuta dai Comuni. Resta inoltre aperta la questione logistica perché non esistono ancora sedi fisiche definitive per ospitare le quattro preture. Proprio su questo punto Gendotti rammenta che, se non si dovesse riuscire a trovare già adesso delle sedi definitive, eventualmente si potranno sfruttare ancora per un tempo determinato le sedi attuali. E chiarisce che i tempi non saranno immediati. Indicativamente, dice, non prima del 2028, per fare in modo che tutti questi aspetti siano stati totalmente chiariti.

La riforma delle ARP, e lo si sottolinea anche nel rapporto commissionale, sarà poi davvero efficace se affiancata a un potenziamento delle strutture di accoglienza. “I tribunali - conclude la deputata - hanno solo il compito di emanare delle decisioni, poi queste decisioni devono essere eseguite, e molto spesso queste decisioni concernono dei collocamenti in CEM (Centri educativi per minorenni), in famiglie affidatarie o l’adozione di altre misure a tutela soprattutto di minorenni. Quindi sarà indispensabile già da subito discutere con il Dipartimento della socialità della sanità (DSS) per cercare di trovare delle soluzioni alla carenza di posti presso i CEM, per esempio, e anche presso i punti di incontro che sono sempre sovraffollati. Sicuramente sarà necessario fare questo sforzo in più, anche perché le problematiche dei minorenni del giorno d’oggi non sono più quelle dei minorenni di dieci o di venti anni fa. Sono cambiate, sono a volte molto più complesse, più sfaccettate e quindi bisogna anche trovare le soluzioni più adeguate”. 

AGNA: assessment esterno per i futuri membri e collegi misti

Tra chi in questi anni ha sollevato le maggiori critiche all’operato delle ARP c’è l’AGNA, acronimo che sta per Associazione genitori nell’accudimento, che fino al 2023 era l’Associazione genitori non affidatari. In questi vent’anni di attività, l’AGNA aveva proprio insistito per il passaggio delle ARP ad autorità giudiziarie. A spiegare a SEIDISERA quali sono state le maggiori criticità del sistema è il presidente, Pietro Vanetti.

01:51

SEIDISERA del 25.01.2026: La riforma delle ARP, l’intervista a Pietro Vanetti dell’AGNA

RSI Info 25.01.2026, 18:00

“È l’applicazione che ne è stata fatta in Ticino, che è sempre stata un po’ lacunosa, che non ci piaceva, perché dal punto delle risorse umane è sottodimensionata e dal punto della preparazione professionale è sottovalutata” commenta Vanetti. E continua: “Per cui l’attività nell’ambito delle pratiche relative alle relazioni personali tra genitori e i figli di divorziati, sono sempre state trattate, a nostro avviso, in modo non soddisfacente o spesso e volentieri non soddisfacente”.

L’AGNA rivendica anche l’introduzione di un assessment esterno per i futuri membri con funzione giudicante. Per Vanetti significa valutare i candidati non solo sulla preparazione professionale, ma anche sulla predisposizione personale al ruolo e alla tematica che dovranno affrontare.

Infine, l’associazione insiste sull’importanza di équipe davvero miste. Gruppi misti sono più obiettivi, afferma il presidente, perché si parla di genitori, una mamma e un papà, ed è quindi essenziale che nei collegi ci sia “l’influenza sia maschile che femminile”. Un tema che, secondo Vanetti, incide sulla qualità delle decisioni nelle situazioni familiari più delicate.

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Ecco il messaggio sulla riforma delle ARP

Il Quotidiano 22.10.2025, 19:00

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