Ticino e Grigioni

La riforma ospedaliera divide

Il Gran Consiglio affronta la spinosa questione della nuova pianificazione di ospedali e case di cura

  • 15.12.2015, 14:34
  • 4 maggio, 14:59
Luce verde alla nuova pianificazione ospedaliera

Luce verde alla nuova pianificazione ospedaliera

  • ©Ti-Press

Il Gran Consiglio ticinese ha avviato martedì il dibattito sulla nuova pianificazione ospedaliera, al centro di un lungo braccio di ferro tra il Governo e la speciale commissione. A Palazzo delle Orsoline il confronto è entrato subito nel vivo, e si preannuncia particolarmente caldo e lungo, anche alla luce dei 25 emendamenti inoltrati. Votata solo nel tardo pomeriggio l'entrata in materia con 56 voti favorevoli, 20 contrari e due astenuti.

In discussione vi è soprattutto il nuovo assetto del comparto, che prevede una rinnovata impostazione di diverse strutture. Un tema delicato che vede, sul tavolo, un'importante riorganizzazione e diminuzione del numero dei posti letto.

La riforma, in particolare, prevede un diverso utilizzo di 180 letti in esubero, che dovrebbero essere trasformati da acuti in postacuti, ovvero dedicati a una seconda fase della degenza. Una trasformazione che ha effetti importanti sui costi: più elevati per quelli acuti, inferiori per quelli "declassati". Differenti costi che, di riflesso, hanno una diversa ripartizione degli oneri tra i vari attori: cantone, casse malati e, in minima parte, pazienti.

E proprio il finanziamento di queste prestazioni sta creando divisioni: forfait o fattura della singola prestazione?. Governo e casse malati si sono già espressi contro la prima proposta, auspicando un meccanismo basato sulla fatturazione di ogni singola prestazione. Altro nodo da sciogliere è legato all'attibuzione delle specializzazioni e alle collaborazioni tra strutture pubbliche e private.

Il dibattito in aula

A inizio seduta Gabriele Pinoja, UDC, ha chiesto il rinvio della discussione affinché il messaggio potesse tornare in Consiglio di Stato per “essere maggiormente condiviso dal Parlamento". Nonostante il sostegno della sinistra, la richiesta è stata affossata.

Bixio Caprara, PLRT, relatore del rapporto di maggioranza, nel suo intervento in aula ha sostenuto che “i tempi per giungere all’attuale documento sono stati lunghi, perché la pianificazione ospedaliera è un tema complicato e complesso”. “Assicurare la qualità delle cure puntando all’economicità è stata un’operazione tutt’altro che facile”, ha sostenuto, ricordando che: "In Ticino il 40% dei letti è in mano ai privati, mentre in Svizzera tale tasso ammonta al 20%”.

“Il documento iniziale, apparentemente condivisibile, ha mostrato diverse problematiche che permangono e che ci hanno indotto a sollevare obiezioni”, ha dichiarato Milena Garobbio, PS relatrice del rapporto di minoranza, che in merito ha aggiunto: “Bisogna decidere se andare verso lo smantellamento del servizio pubblico per risparmiare o invece continuare a investire in questo settore, per il bene della popolazione... Il progetto, così come proposto, non trova il nostro sostegno, poiché non risponde alle nostre aspettative della sanità di domani, sempre più sfilacciata e nelle mani dei privati”.

Dello stesso avviso pure Matteo Prozini, MPS, correlatore del rapporto di minoranza, secondo il quale: “Questa pianificazione vuole privatizzare delle strutture oggi pubbliche, chiedendo loro di funzionare secondo la logica della redditività e quindi smantellando le strutture oggi presenti nelle zone periferiche”. C’è un’opposizione grande a questo progetto che rischia di essere bocciato dai cittadini, se chiamati alle urne, ha ammonito Pronzini.

“Il rapporto di maggioranza propone dei compromessi, criticabili, ma validi con i quali si cercano di risolvere problemi esistenti e denunciati da più parti…. Il Ticino deve continuare ad essere competitivo, e grazie a questo strumento ciò sarà possibile anche in futuro”, ha sostenuto Maristella Polli, per il gruppo PLR, che in merito ha sottolineato: “Il bene ultimo è il paziente e pertanto l’obiettivo deve essere quello di non mantenere tutte le strutture dispiegate sul territorio, ma assicurare che nelle strutture esistenti sia fornita la miglior prestazione possibile”.

Massimiliano Robbiani, per la Lega dei Ticinesi, ha ricordato: “Sosteniamo il rapporto di maggioranza, anche dopo aver sentito tutti gli attori coinvolti poiché la proposta in discussione mira al bene dei pazienti ticinesi”. “Il rapporto ha introdotto un nuovo modo di gestire i posti letto, puntando sull’efficacia ed efficienza, garantendo una presenza medica anche nelle periferie”, ha aggiunto.

Lorenzo Jelmini, PPD, ha dichiarato: “I 350'000 cittadini che risiedono in Ticino chiedono una sanità di qualità, qualità che può essere raggiunta solo raggruppando le varie specializzazioni in centri ben precisi... Oggi si chiede una sostenibilità economica della sanità, sempre più sotto pressione. Gli strumenti per controllare la spesa sono limitati e la pianificazione ospedaliera è uno di questi, indispensabile”. "Diamo fiducia ai nostri ospedali sia pubblici sia privati", ha aggiunto, preannunciando l'adesione al rapporto di maggioranza.

Saverio Lurati, PS, “Oggi dobbiamo occuparci della salute dei pazienti. Pazienti che tutti devono avere allo stesso modo accesso alle cure. Accesso alle cure in modo uguale ovunque. Non possiamo avere pazienti di serie “A” e di serie “B”… Questa pianificazione spalanca le porte al settore privato, che di fatto punta al reddito e al profitto…”. “Dobbiamo fare in modo che il settore privato sia e rimanga sussidiario a quello pubblico e non è quello che prevede il modello oggi messo sotto esame”, ha aggiunto.

“Dobbiamo dare ai pazienti il meglio delle cure, la richiesta di sempre più prestazioni cresce e dobbiamo far fronte all’evoluzione della situazione”, ha ricordato dal canto suo il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, Paolo Beltraminelli che sul tema ha aggiunto: “il nuovo sistema di finanziamento di questo settore richiede attenzione, visto che si tratta di una voce importante delle finanze pubbliche”. “Nella nostra proposta abbiamo cercato di trovare la migliore soluzione possibile a una questione importante. Bisogna decidere e bisogna evitare di creare incertezze per il cittadino che chiede certezze”.

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