Paolo Beltraminelli, martedì, davanti alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Argo 1, in un incontro durato due ore e mezza, non si è solo sottoposto alle domande dei deputati ma, di sua iniziativa, ha pure messo nero su bianco la sua versione.
Alle molte domande rivoltegli, il direttore del Dipartimento della sanità e socialità avrebbe risposto, confermando quanto detto finora in Parlamento il tre di marzo scorso e già appurato la scorsa primavera dalla sottocommissione vigilanza del Gran Consiglio. Ovvero che Argo1 fu scelta perché l'offerta era non solo più economica, ma anche più completa dal punto di vista dei servizi rispetto alla concorrenza. Beltraminelli ha pure sostenuto nuovamente l'urgenza di trovare una soluzione davanti ad un afflusso crescente di richiedenti l'asilo in Ticino.
Una versione che, secondo nostre informazioni, ha messo per iscritto in un vero e proprio memoriale, consegnato alla Commissione parlamentare d'inchiesta e che confermerebbe (fatto anche questo già noto) che fu solo il 22 febbraio, il giorno del blitz delle polizie federale e cantonale, che ci si accorse che il mandato ad Argo1 non rispettava le normative.
Beltraminelli martedì ha dunque ribadito la sua tesi, nel frattempo messa in dubbio nel rapporto del perito nominato dal Consiglio di Stato, l'ex procuratore Marco Bertoli, in cui, tra le altre cose, si legge che "non si può affermare che nel luglio 2014 vi fosse un’urgenza tale da dover attribuire il mandato ad Argo 1".
CSI/BRav






