A Lugano è ripreso il processo a carico di un uomo di 33 anni accusato di aver cercato un approccio sessuale con una minorenne nell’agosto 2025. Vittima e imputato hanno dato due versioni completamente diverse e per questo la Corte aveva chiesto di completare le indagini.
I fatti e le versioni contrapposte
Il caso è riapprodato mercoledì in aula dopo che il 13 marzo, al momento della sentenza, il giudice Paolo Bordoli, aveva ordinato ulteriori accertamenti.
Ricordiamo che una 15enne (all’epoca dei fatti), accusa un 33enne richiedente l’asilo colombiano di averla molestata sessualmente. I due si erano conosciuti poco prima sul treno, avevano fatto amicizia, erano andati a bere qualcosa e poi a casa di lui.
Lui ammette di aver tentato l’approccio sessuale perché la ragazza era consenziente e di essersi fermato quando lei ha detto di non poter e non voler andare avanti. Il 33enne ha detto in aula di non sapere che la ragazza fosse minorenne.
La ripresa del processo
Cosa è cambiato rispetto all’udienza di marzo? Sono stati ascoltati nuovi testimoni, ma oggi la procuratrice pubblica Anna Fumagalli non ha aggiunto nulla alla sua requisitoria, ritenendo che i nuovi elementi confermassero quanto già sostenuto a marzo. La difesa invece - rappresentata dall’avvocata Maricia Dazzi - ha sostenuto che quanto emerso dagli approfondimenti rafforzi la sua tesi, conferma la versione dell’imputato e chiarisce le tempistiche e l’ordine temporale degli eventi.
Le richieste e la sentenza attesa nel pomeriggio
In aula quindi anche stamattina si è assistito a due versioni diametralmente opposte. La procura ha chiesto una pena di 5 anni per atti sessuali con fanciulli, violenza carnale e coazione sessuale. La difesa il proscioglimento. La sentenza è prevista per mercoledì pomeriggio.








