"È una misura di emergenza, ed è presa a malincuore". Così Franco Ambrosetti, membro del Consiglio di amministrazione della Exten dai suoi esordi. Ambrosetti reagisce alle critiche di Unia (sostenuto anche dall'Unione sindacale svizzera Ticino e Moesa) ed esprime la possibilità di una restituzione parziale dei soldi tolti ai dipendenti quando la situazione migliorerà. Il taglio, secondo Ambrosetti, non è quindi definitivo come invece si ventilava in mattinata. Molto, però, dipenderà dall’esito delle discussioni in corso.
Gli operai incrociano le braccia
L'azienda è attiva dal 1982 e occupa un centinaio di dipendenti e si è sempre distinta, dicono i sindacati, per stabilità e solvibilità finanziaria. Ma la decisione della Banca nazionale di abolire il tasso fisso di cambio con l'euro avrebbe cambiato le carte in tavola, inducendo l'azienda a comunicare ai propri dipendenti drastici tagli di stipendio, equivalenti alla perdita di 3 mensilità per i frontalieri e 2 per i residenti (rispettivamente meno 832 franchi mensili e meno 512 franchi).
L'agitazione continua
Le proteste e le richieste degli operai sono state discusse in mattinata ma i risultati non sembrano avere portato a soluzioni concrete e non sembra pure che la direzione sia disposta a ritirare subito la misura. Per questo ed altri motivi lo sciopero è tuttora in corso.
Red.MM/CSI/Swing
Dal Quotidiano
19.02.2015: AT SCIOPERO EXTEN






