Da un lato il presunto ‘ndranghetista arrestato nel Canton Zurigo il 14 maggio 2025, sul quale indaga il Ministero pubblico della Confederazione. Dall’altro la vasta inchiesta antidroga che la procura ticinese sta conducendo dopo il blitz compiuto, nel febbraio dello scorso anno, in una villa di Pregassona. Le due vicende – ha appreso martedì la RSI – sarebbero legate.
A unirle la vendita di una palazzina, sempre in zona, di proprietà della madre di una consumatrice che si riforniva dai trafficanti attivi nel Luganese. Sulla donna avrebbero ripetutamente esercitato pressioni, dicendole che la figlia aveva contratto con loro dei debiti di droga. Pressioni tali da indurre infine la vittima a cedere sottocosto lo stabile.
Un episodio inquietante, a cui avrebbe preso parte – ed è qui che si incrociano le due indagini – anche l’uomo finito in manette oltre San Gottardo. La decisione su di lui emessa in settembre dalla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale di Bellinzona accenna pure, non a caso, a un’operazione immobiliare avvenuta in Ticino. Affare che - citiamo - “avrebbe generato un sistema opaco di commissioni per la riscossione delle quali l’imputato avrebbe agito ricorrendo al cosiddetto metodo mafioso.”
Il 37enne italiano (tornato nel frattempo a piede libero) avrebbe però respinto gli addebiti, spiegando anzi di avere funto da paciere nell’ambito delle diatribe sorte in proposito.
Questa – ricordiamo – è solo una delle fattispecie contestategli. Gli inquirenti federali lo accusano anche di essere coinvolto in traffici di armi, monete false e droga. Compreso il piano concepito, qualche anno fa, per importare dal Sud America 200 chili di cocaina.
Nella sua abitazione zurighese la polizia ha sequestrato quattro pistole, sostanze stupefacenti, denaro contante e vari telefonini. Apparecchi nei quali costudiva, tra le altre cose, riti di affiliazione e immagini di resti umani.
Le carte elvetiche lo indicano come il punto di contatto in Svizzera dell’organizzazione a cui apparterebbe; e cioè la cellula lombarda della cosca Mancuso. Ma tra i precedenti penali accumulati in Italia non figura – va detto – alcuna condanna per associazione mafiosa.
Il Quotidiano del 3.02.2026






