Ticino e Grigioni

Perequazione, Gobbi: la decisione mette in discussione la coesione nazionale

L’intervista alla RSI del presidente del Consiglio di Stato ticinese, dopo che il Consiglio federale ha deciso di non modificare l’ordinanza sulla perequazione finanziaria fino almeno al 2030

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Norman Gobbi
06:30

Perequazione non cambia, Ticino deluso

SEIDISERA 07.04.2026, 18:00

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Di: SEIDISERA - Alain Melchionda / M. Ang. 

In Ticino il governo è deluso, lo dice ufficialmente dopo la decisione del Consiglio federale di non modificare l’ordinanza sulla perequazione finanziaria fino almeno al 2030. Al centro della questione c’è il calcolo dei redditi dei frontalieri.

La decisione del Consiglio federale

La perequazione finanziaria intercantonale, al momento, va bene così. È questa, in sintesi, la parafrasi della lettera che il Consiglio federale ha fatto avere martedì ai 26 cantoni svizzeri. Una decisione a sorpresa, perché da parte di tutti ci si aspettava che la revisione della relativa ordinanza fosse imminente e che i nuovi calcoli fra cantoni ricchi che pagano e poveri che ricevono, potessero entrare in vigore già con l’anno prossimo. Ma appunto, non sarà così: una modifica delle regole avverrà, al più presto, nel 2030. Per il Ticino, questo significa dover rinunciare a 9 milioni di franchi supplementari all’anno.

“Una decisione che mina la coesione nazionale”

Anni di lavoro a tutti i livelli non sono serviti. Oggi per il Canton Ticino, a dispetto delle temperature quasi estive, è il giorno del gelo. Un “C’è posta per te da Berna” atteso. Ma l’amore, invece di trovare nuovo slancio, si è ulteriormente incrinato, tanto che nel comunicato del Consiglio di Stato ticinese si parla apertamente di decisione “che mina la coesione nazionale”, come sottolinea anche il presidente del Consiglio di Stato ticinese, Norman Gobbi, al programma radiofonico della RSI, SEIDISERA: “La decisione del Consiglio federale è motivo di forte delusione, perché mette in discussione la coesione nazionale, non recependo una richiesta del Canton Ticino che da anni perora. E mette anche in difficoltà il principio di solidarietà su cui si fonda la perequazione finanziaria; il Canton Ticino non viene correttamente riconosciuto”.

I 9 milioni persi

Eppure una modifica delle perequazione finanziaria intercantonale era attesa e secondo calcoli e prospettive, al Ticino avrebbe potuto portare 9 milioni di franchi in più all’anno, quasi il 10% in più, se prendiamo come riferimento i 98 milioni di franchi del versamento del 2026. E invece, almeno fino al 2030, non se ne farà nulla. Il Consiglio federale, infatti, ha comunicato oggi ai Cantoni di non voler procedere adesso con una modifica dell’ordinanza che disciplina i flussi di denaro fra Confederazione e tra Cantoni.

C’era anche una maggioranza dei Cantoni scaturita dalla Conferenza cantonale, quindi questo per voi è motivo di ancora maggior sorpresa di questo stop di Berna?

“Noi davamo quasi per scontato, proprio perché i risultati della consultazione davano una netta maggioranza a favore della modifica dell’ordinanza e una maggioranza a favore anche di una entrata in vigore già al 1 gennaio 2027. Quindi questa decisione di procrastinare il tema al 2029 con effetto al 2030 da parte del Consiglio federale lo ritengo davvero uno schiaffo al Canton Ticino ma anche ai cantoni tutti che si sono espressi, proprio perché se i cantoni si esprimono e danno una loro indicazione, il Consiglio federale non può nascondersi dietro dei tecnicismi”, dice Norman Gobbi.

Il nodo dei frontalieri

Per il Ticino, insieme agli altri cantoni di frontiera, uno dei parametri più penalizzanti è quello legato ai frontalieri. Quanti sono? Quanto contribuiscono al prodotto interno lordo e quanto se ne tiene conto nei calcoli perequativi?

“Questo era soprattutto l’obiettivo del calmierare il computo del benessere generato dal punto di vista finanziario dalla presenza dei lavoratori frontalieri, perché evidentemente questo poi penalizza il Canton Ticino, proprio perché la forza finanziaria viene misurata unicamente in base alla popolazione residente, quindi è un sistema che è scorretto: sembriamo molto più ricchi di quello che effettivamente siamo. Se faccio un paragone anche con altri cantoni simili al nostro, che potrebbe essere il Canton Friborgo, dal punto di vista territoriale e di popolazione, riceve quasi sei volte di più di perequazione intercantonale ma il Canton Friborgo è stretto tra la Berna federale e il lago Lemano con Losanna, quindi è davvero una situazione completamente diversa. Noi siamo da soli a gestire la frontiera Sud con delle sfide socio-economiche non paragonabili al resto del Paese”.

Le prossime mosse

A questo punto l’inciampo, la delusione... ma come si va avanti o come voi intendete andare avanti?

“Quello del Consiglio federale è uno schiaffo non tanto al Consiglio di Stato ma al Canton Ticino. Quindi dovremo davvero fare un’azione coordinata, condivisa, tra istituzioni ma anche con la popolazione. Una delle ipotesi era già stata buttata là nelle scorse settimane, per esempio in tema di ristorni. Però dovremmo davvero avere un’azione più coordinata, più forte per far capire alla Berna federale che il Canton Ticino, se vuole rimanere in Svizzera, deve sentirsi svizzero”.

La risposta del Dipartimento federale delle finanze

E dopo la comunicazione del Consiglio federale ai cantoni attraverso una lettera, lo stesso Consiglio federale ha comunicato anche qualcosa in più sulla perequazione finanziaria intercantonale. Il Dipartimento federale delle finanze (DFF) ha risposto con una presa di posizione a quanto detto dal Consiglio di Stato del Canton Ticino: “Il 1° aprile 2026, il Consiglio federale ha esaminato i risultati della consultazione relativa all’adeguamento dell’ordinanza sulla perequazione finanziaria. La maggioranza dei Cantoni sostiene in linea di principio l’adeguamento proposto in merito alla ponderazione dei redditi dei frontalieri nel potenziale di risorse ma - viene sottolineato nel comunicato - non esiste una posizione unanime per quanto riguarda il momento dell’attuazione: certi Cantoni considerano che gli adeguamenti sostanziali dell’ordinanza devono essere effettuati nell’ambito del rapporto periodico sull’efficacia, come da prassi attuale, al fine di garantire la coerenza e la stabilità del sistema e di tenere adeguatamente conto dei diversi interessi dei Cantoni. Di conseguenza, il Consiglio federale, che sostiene il contenuto dell’adeguamento proposto, ha deciso di prevedere un’attuazione nell’ambito del prossimo rapporto sull’efficacia, con una possibile entrata in vigore nel 2030.  Il Consiglio federale prende atto del fatto che alcuni Cantoni non sono soddisfatti della situazione attuale. Allo stesso tempo, il sistema di perequazione finanziaria e degli oneri persegue l’obiettivo di garantire una perequazione equilibrata a livello nazionale”.

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Notiziario 07.04.2026, 15:00

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