Ticino e Grigioni

Povertà crescente: l’ascolto e l’aiuto per chi è in difficoltà

Le modalità di sostegno a coloro che sono in stato o a rischio di indigenza: a colloquio con le operatrici ticinesi di Caritas

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Il tasso di povertà in Svizzera continua ad aumentare, in particolare fra i bambini
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Povertà in Svizzera: le previsioni di Caritas

SEIDISERA 12.01.2026, 18:00

  • Ti-Press / Carlo Reguzzi
Di: SEIDISERA - Alain Melchionda/sdr 

Le recenti statistiche della Confederazione dipingono un quadro preoccupante: il 16% della popolazione, pari a 1,4 milioni di persone, vive in stato o a rischio di povertà. Di questi, la metà è ufficialmente considerata in stato di indigenza. Un allarme che Caritas Svizzera ha ribadito con forza, definendo la situazione un problema ormai cronico.

SEIDISERA ha visitato la sede ticinese di Caritas per comprendere meglio le dinamiche e il tipo di supporto offerto. Chiara Pirovano del Servizio sociale dell’organizzazione sottolinea come il primo passo sia affrontare la solitudine di chi si trova in difficoltà economiche, spesso a causa di debiti. “Ascoltare la sua solitudine, ascoltare la sua storia, dare prima di tutto attenzione e di conseguenza anche serenità. Dopodiché si comincia il percorso”, spiega.

Le operatrici Alessia Sahin e Giulia Marsetti confermano un aumento delle richieste di aiuto e presso questi uffici si rivolgono persone di tutte le età, dai 18 ai 65 anni, ciascuno con la propria storia, il proprio vissuto, ognuno con difficoltà differenti. Oltre alle risorse economiche, per uscire da questo stato di crisi sono fondamentali l’impegno personale, la consapevolezza, la trasparenza e la disponibilità al cambiamento da parte di chi cerca aiuto.

Un denominatore comune tra le persone in difficoltà è la tendenza a cercare aiuto quando la situazione debitoria è già grave e si trascina da anni. Alessia Sahin sconsiglia vivamente di contrarre nuovi prestiti per saldare i debiti esistenti, a causa degli alti tassi di interesse. “Sconsigliamo di chiudere dei debiti facendo un altro debito. Suggeriamo una nostra consulenza per vedere se non ci siano altre soluzioni che possano essere efficaci”, spiega.

“La stabilità del ceto medio si sta erodendo”

La situazione è aggravata dai continui aumenti degli oneri primari e obbligatori, come l’affitto e la cassa malati, uniti alla stagnazione salariale. Una situazione che sta iniziando a colpire anche il ceto medio. “Se la situazione dovesse peggiorare ulteriormente, chi fa parte del ceto medio si troverà ad affrontare dei costi sempre più elevati - rammenta Pirovano - e non ha diritto ai sussidi, perché di fatto non ne ha diritto. Sicuramente si troverà in difficoltà perché non è solo la cassa malati che aumenta, ma anche tutto il resto. E ovviamente i salari invece non stanno al passo. Per cui ci accorgiamo che la stabilità che aveva il ceto medio a poco a poco si sta erodendo. Siamo un po’ alla fine della coperta”.

Il percorso per uscire dalla spirale del debito è lungo, spesso dura da 10-12 mesi a diversi anni, e richiede una profonda presa di coscienza e disponibilità al cambiamento. L’obiettivo è creare una gestione oculata ed equilibrata del proprio budget, partendo dalle spese essenziali e fisse per poi individuare quelle variabili. Da Caritas sottolineano l’importanza di eventuali accordi con i creditori, specialmente per debiti a rischio di azioni esecutive, al fine di prevenire situazioni critiche.

Nessuno deve sentirsi immune perché le difficoltà economiche, concludono dall’associazione, possono colpire chiunque. Spesso a causa di imprevisti della vita, come la perdita improvvisa del lavoro, una malattia o altri fattori inattesi.

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Quando le famiglie non ce la fanno più

Il Quotidiano 12.01.2026, 19:00

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