Ticino e Grigioni

Prima il femminicidio, poi la trappola esplosiva contro la polizia

La ricostruzione della Polizia cantonale sui fatti di Faido e Leontica: l’omicidio della 56enne, il blitz delle teste di cuoio e i retroscena sul passato del 59enne

  • Oggi, 19:50
  • 2 ore fa
Agenti di polizia nel nucleo di Leontica il giorno dopo l'esplosione
16:00

Il dramma di Faido e Leontica

Il Quotidiano 13.07.2026, 19:10

  • Tipress
Di:  Francesca Calcagno-SEIDISERA/joe.p. 

I vertici della Polizia cantonale hanno tenuto oggi a Bellinzona un’attesa conferenza stampa per fare chiarezza sui gravissimi fatti di Faido e Leontica, culminati con l’omicidio di una donna e l’esplosione di un’abitazione in cui sono rimasti feriti tre agenti.

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Agenti di polizia nel nucleo di Leontica il giorno dopo l'esplosione

Fatti di Faido-Leontica: parla la polizia

SEIDISERA 13.07.2026, 18:00

  • Tipress

Tutto ha inizio giovedì sera, intorno alle 20.10

La ricostruzione degli eventi parte dalla cronologia degli interventi. Tutto ha inizio giovedì sera, intorno alle 20:10, quando alla centrale operativa giunge una chiamata d’allarme: nei pressi dell’ospedale di Faido, riversa in giardino in una pozza di sangue, è stata trovata una donna. Sul posto si precipitano immediatamente i soccorsi e le forze dell’ordine. Poco dopo, il personale sanitario riferisce agli inquirenti che nel corso del pomeriggio la vittima aveva ricevuto la visita di un uomo. Grazie alle immagini della videosorveglianza, nel giro di appena mezz’ora dal ritrovamento della 56enne, gli agenti accertano che i due hanno trascorso insieme almeno un’ora. L’uomo viene rapidamente identificato: si tratta dell’ex marito, da cui la donna era separata da circa vent’anni. Scattano così le ricerche del fuggitivo, focalizzate sulla localizzazione della sua auto e sul tracciamento del telefono cellulare. Nel tentativo di raccogliere il maggior numero di informazioni possibili, durante la notte la polizia interroga una quindicina di persone – tra cui il figlio e la sorella dell’uomo –, perquisisce una decina di luoghi e predispone diversi posti di blocco. Gli inquirenti hanno inoltre precisato di essere giunti a Leontica già attorno alle 22:00 di quella stessa sera.

La svolta: il ritrovamento dell’auto

La svolta nelle ricerche dell’auto del presunto omicida arriva venerdì, verso le 14:15, quando il veicolo viene individuato a circa 200 metri dalla sua abitazione. Stabilito che si tratta del mezzo utilizzato dall’uomo per recarsi a Faido e poi fare rientro in Val di Blenio, le ricerche vengono intensificate anche con l’ausilio delle unità cinofile. Il momento cruciale si registra intorno alle 19:00: la polizia riceve la segnalazione che da una casa vicina a quella del fuggitivo – di proprietà del fratello di quest’ultimo – sono stati uditi tre colpi d’arma da fuoco. A quel punto entrano in azione le forze d’intervento speciale, i reparti d’élite comunemente chiamati “teste di cuoio”, che pianificano l’irruzione. L’operazione prende il via alle 19:37.

L’esplosione dell’edificio: “Una trappola per gli agenti”

La squadra d’assalto è composta da sei agenti. Cinque di loro penetrano all’interno dell’edificio, dove avvertono tre distinti rumori metallici – descritti come dei “tek, tek, tek” – seguiti immediatamente da una devastante esplosione. La deflagrazione è violentissima: due agenti vengono sbalzati all’esterno, uno rimane completamente sepolto dalle macerie e altri due restano intrappolati in una stanza della casa. Uno scenario drammatico, vissuto mentre divampava un incendio e con la totale incertezza sul destino dell’uomo che aveva teso loro quella che gli inquirenti ritengono essere a tutti gli effetti una trappola per loro: non si sapeva, infatti, se fosse ancora vivo o meno. Solo successivamente gli agenti scopriranno che all’interno dell’abitazione si trovavano altri due chili di esplosivo che, fortunatamente, non sono detonati. Resta ancora da chiarire come l’uomo sia riuscito a procurarsi un simile quantitativo di materiale esplodente, mentre è noto che il 59enne possedesse delle armi regolarmente registrate. Nel corso della notte, la squadra di soccorso e ricerca individua tra le macerie dei resti umani; il giorno seguente, sabato, gli esami di laboratorio confermano che appartengono proprio al fuggitivo.

L’ex compagna del 59enne messa sotto protezione

In merito ai molti interrogativi sollevati sul perché la popolazione non sia stata allertata, i vertici della polizia hanno spiegato di aver diffuso l’allarme in modo mirato e capillare, ossia all’interno della cerchia di persone più vicine al 59enne. Non essendoci elementi concreti che facessero temere un pericolo per la pubblica incolumità o che l’uomo potesse fare del male a terzi, si è deciso di non diramare un avviso di ricerca generale. I comandi hanno comunque sottolineato che il presidio della polizia a Leontica, attivo già dalle 22:00 di giovedì, costituiva di per sé una misura di protezione per la comunità. Inoltre, nella notte di venerdì, subito dopo l’esplosione, è stata posta sotto protezione una persona che temeva per la propria incolumità: secondo le nostre informazioni, si tratta di un’ex compagna dell’uomo. Gli inquirenti hanno poi precisato che non vi erano mai stati segnali o avvisaglie di minacce di morte nei confronti dell’ex moglie, e che il 59enne era noto alle forze dell’ordine solo per reati minori e di natura non violenta.

Dei testimoni: il 59enne diceva di essere malato e di voler regolare i conti

Tuttavia, nelle ultime ore sono emerse alcune testimonianze secondo cui, di recente, l’uomo andasse dicendo in giro di essere malato e di voler regolare i conti con alcune pendenze prima di morire. Un dettaglio inquietante che, come ovvio, dovrà essere attentamente approfondito nel corso delle indagini.

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