“Bisogna parlarne di più, ne sono certo, perché prima o poi bisogna arrivare a far sì che passi l’informazione costantemente, non soltanto al momento in cui si verificano casi come questo che sono veramente impensabili”. A parlare è l’avvocato Daniele Joerg, presidente dell’associazione Consultorio Casa delle Donne. Sentito dalla RSI sui terribili fatti di Faido e Leontica, aggiunge: “Quello che mi ha stupito è la violenza, la determinazione, l’assenza completa di scrupoli, come ha agito verso l’ex moglie dalla quale pare che l’assassino vivesse separato da vent’anni”.
Questo è il terzo femminicidio in Ticino dall’inizio dell’anno. Ogni caso, lo sappiamo, è comunque un caso a sé. Lei è presidente del consultorio Casa delle Donne. Immagino che comunque di casi di violenza ne senta parecchi...
“Ne sentiamo parecchi. Il 16esimo caso in Svizzera quest’anno, il terzo in Ticino. Noi ne vediamo veramente tanti. Poi quelli più violenti, come in questo caso, saltano all’occhio. Ma quello che vediamo noi all’interno dell’associazione da 40 anni ormai è l’ordine del giorno. La violenza domestica è un flagello ormai adesso se ne parla di più, ma è veramente un flagello!”
In Ticino che cosa osservate in questo momento?
“C’è una regolarità nella richiesta. E pure un aumento da qualche anno a questa parte della richiesta. Bisogna anche dire che noi ci occupiamo di una fascia di utenti dal potere economico medio-basso. Quelli che hanno una capacità finanziaria superiore si rivolgono agli avvocati, ai tribunali, … . Quello che osserviamo è che questa violenza domestica continua, nonostante il fatto che se ne parli. Molto da qualche anno a questa parte, ma questo non comporta il fatto che diminuisca. Anzi aumenta”.
Anche i funzionari di polizia si sono espressi, hanno chiesto maggiori risorse nella lotta ai femminicidi. Il numero telefonico 142 dedicato alle vittime di violenza, chiesto a gran voce, è stato da tempo attivato. Due mesi e mezzo fa le autorità politiche cantonali e federali si sono occupate della violenza di genere. Lo diceva anche lei, se ne parla e si fa prevenzione. Ma come associazione, quali altre misure auspicate?
“Posso sposare fino in fondo la richiesta degli organi di polizia: il sindacato chiede più agenti, più mezzi e mi ha stupito non poco che sia la stessa polizia a farla. Ma questo dà la dimensione dell’importanza del fenomeno; vuol dire che siamo veramente in una situazione di allarme. Da tempo auspichiamo che i media ne parlino al di fuori della cronaca, come succede adesso, perché è un problema che attraversa la società. Bisogna parlarne sempre. E comunque più di quello che si fa. E non solo per casi puntuali. In questo senso, grazie a queste prese di posizioni costanti, lo Stato fa anche quello che è necessario fare, però è necessario parlarne di più: il problema è che c’è la violenza nella società. Parlare di questo è un problema sociologico, un problema di violenza che deve essere capito. E non trattato soltanto al momento in cui succede qualche cosa”.






