Il "si" della popolazione ticinese all'iniziativa dell'UDC "Prima i nostri", espresso domenica alle urne, occupa le prime pagine e i commenti dei quotidiani ticinesi. Di seguito, vi proponiamo una breve sintesi delle principali riflessioni pubblicate.
"Il dilemma di chi governa e fa le leggi"
Il successo dell’iniziativa Prima i nostri è l’espressione di un grande disagio che da alcuni anni mette una buona fetta della popolazione sulla difensiva. I numeri dell’economia ticinese sono positivi, ma molti cittadini vivono una realtà percepita come pesantemente negativa e con scarse prospettive per il futuro, scrive Fabio Pontiggia, nell’editoriale del Corriere del Ticino.
Bisogna prendere atto di questo posizionamento di buona parte della popolazione, continua il direttore del giornale, stando al quale chi ha votato sì all’iniziativa cantonale ‘Prima i nostri’ si aspetta ora interventi risolutivi. Esattamente come chi due anni e mezzo fa aveva approvato l’iniziativa federale ‘Contro l’immigrazione di Massa'. Altrimenti il disagio diffuso si trasformerà in una insofferenza altrettanto diffusa. Di qui il dilemma di fronte al quale si trova oggi chi governa e legifera: attuare pienamente e fedelmente quanto voluto dalla maggioranza dei votanti priverebbe il Ticino di un motore di sviluppo; ma non dare seguito alla volontà popolare getterebbe benzina sul fuoco del disagio e dell’insofferenza...
"Se la paura batte la penuria"
Viviamo un’epoca sociale in cui ‘la solidarietà della paura nasce e diventa un a forza della politica’ scriveva trent’anni fa Ulrich Beck, sociologo tedesco scomparso all’inizio dello scorso anno, e spiega bene, a nostro giudizio, quanto sta capitando da alcuni anni a questa parte in canton Ticino ogni qualvolta si è chiamati a votare sugli stranieri e in particolare sul lavoro della manodopera estera, nello specifico frontaliera, scrive Aldo Bertagni su LaRegione.
Quella di ieri, poi, con ‘Prima i nostri’ è prova provata che la paura è ormai piattaforma di lotta e di governo per chi intende gestire il potere in disturbato grazie ai consensi generati, appunto da una falsa percezione. ‘Prima i nostri’ è uno slogan efficace, peccato però che l’efficacia in questo caso sia necessaria solo a generare la ‘comunanza della paura’ mentre si è ben lontani dal constatare una comunanza data dalla penuria di lavoro, denaro opportunità sociali e culturali, sostiene il vicedirettore del foglio bellinzonese...
"Dal Ticino un monito a Berna"
Dopo il cantiere del 9 febbraio, si apre ora quello del 25 settembre? Si interroga Alessandra Zumthor, sul Giornale del Popolo. Parrebbe proprio di si, scrive nell’editoriale la direttrice del quotidiano, che in merito aggiunge: “Prima i nostri si preannuncia difficilmente applicabile e quindi richiederà, per potersi tradurre in pratica, ben più di sei mesi di lavoro previsti dagli iniziativisti". Proprio perché i ticinesi l’hanno votata si può dire che il voto a ‘Prima i nostri’ costituisca un segnale ancora più forte dal Ticino all’indirizzo di Berna. Un segnale che è una sorta di monito.
A favore dell’iniziativa dell’UDC ha giocato indubbiamente il titolo accattivante e un clima che dall’introduzione dei bilaterali in poi ha portato nel Cantone a vedere su questo tema tutto perennemente negativo, sia per motivazioni reali , sia per ragioni molto più soggettive e non suffragate da dati concreti come l’allarme disoccupazione. Sia come sia, a questo punto possiamo immaginare che quanto deciso dai ticinesi dovrà avere il suo peso nel seguito del lavoro politico che si farà a Berna sul 9 febbraio...
bin
Dal Quotidiano.
Dal TG12.30:




