Ticino e Grigioni

Profughi ucraini, il permesso B che preoccupa anche in Ticino

Il Cantone chiede alla Confederazione chiarimenti urgenti e una revisione delle regole - De Rosa: “Il carico finanziario sarebbe difficilmente sostenibile”: circa 300 milioni di franchi per il periodo 2027-2032 - Preoccupazioni anche a Chiasso

  • 37 minuti fa
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Ucraini in Svizzera: dal permesso S a quello B, i timori dei cantoni

SEIDISERA 21.05.2026, 18:00

Di: SEIDISERA-Romina Lara/DC 

Dopo l’allarme lanciato dai direttori della socialità di Lucerna, Uri, Svitto, Nidvaldo, Obvaldo e Zugo, anche in Ticino c’è forte preoccupazione sulla politica di asilo riguardante i profughi ucraini. Come anticipato negli scorsi giorni, nel 2027 in Svizzera circa 46’000 persone con statuto S raggiungeranno i cinque anni di permanenza e la legge sull’asilo prevede il passaggio automatico al permesso B di dimora. Un cambiamento con pesanti implicazioni finanziarie, poiché i costi dell’aiuto sociale — finora a carico della Confederazione — ricadrebbero su Cantoni e Comuni, con prestazioni equiparate a quelle dei cittadini residenti.

La situazione in Ticino

In Ticino, secondo i dati forniti a SEIDISERA dal Dipartimento della sanità e della socialità, risiedono 2’800 persone con statuto S. Di queste, circa 2’500 - ovvero l’85% del totale - beneficiano di prestazioni di aiuto sociale, mentre il 15% è economicamente indipendente. Sono solo 52 gli iscritti agli uffici di collocamento. Il Ticino in questi anni ha ricevuto, come altri Cantoni svizzeri, dei fondi nell’ambito del programma S istituito dalla Confederazione per sostenere le persone in arrivo dall’Ucraina nel processo di integrazione nel nostro Paese, con particolare riferimento al mercato del lavoro e alla formazione.

La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha indicato che dal 2022 al 2025 al Ticino sono stati versati circa 29 milioni di franchi nell’ambito di questo programma, che prevede l’erogazione ai Cantoni di 250 franchi al mese per persona con statuto S. Eppure, nel Cantone il numero delle persone con statuto S che ha trovato un impiego è tra i più bassi in Svizzera. Secondo le statistiche della SEM, in Ticino il tasso a fine aprile era del 19,5%.

De Rosa: “Esprimiamo il nostro profondo dissenso”

Dati, questi, analizzati col direttore del Dipartimento sanità e socialità (DSS) Raffaele De Rosa, che non ha risparmiato preoccupazioni e critiche all’indirizzo della Confederazione. “Combinando il passaggio dallo Statuto S allo Statuto B, insieme alle misure di taglio e di risparmio della Confederazione che ribaltano sui Cantoni tutte le spese al di sopra dei cinque anni di permanenza nel nostro Paese, queste due misure comporteranno un carico finanziario per il Ticino difficilmente sostenibile, dell’ordine di circa 300 milioni di franchi per il periodo 2027-2032. Da qui il nostro profondo dissenso e la richiesta anche al consigliere federale Beat Jans di avere dei chiarimenti il più velocemente possibile e anche chiedendo tutta una serie di correttivi per fare in modo di evitare questo ulteriore salasso sulle spalle dei Cantoni e anche dei Comuni”. 

In Ticino, secondo un dato fornito dal DSS, nel corso del 2027 circa 1’700 persone avranno raggiunto il quinto anno con Statuto S. Solo su questo fronte, preso singolarmente, cosa si prospetta per il Cantone? “Solo per questo effetto del passaggio automatico dallo statuto S allo statuto B, stiamo parlando di all’incirca 250 milioni nel periodo 2027-2032”, indica il Consigliere di Stato.

Le ragioni dei bassi tassi di occupazione

Raffaele De Rosa spiega la bassa percentuale di persone con statuto S che lavorano in Ticino con due fattori principali: la composizione demografica dei beneficiari, prevalentemente donne con bambini, per le quali l’accesso al lavoro è più difficoltoso, e la specificità del mercato del lavoro ticinese, già sotto pressione. “Abbiamo avviato, d’intesa anche con la SEM, ulteriori progetti, insieme anche agli uffici di collocamento, per aumentare questa partecipazione, quindi per permettere a queste persone di affrancarsi dall’aiuto sociale e dall’aiuto pubblico. Questo è l’obiettivo.” 

A complicare ulteriormente la situazione, secondo il direttore del DSS, è l’incertezza sulle prospettive dello statuto S: i datori di lavoro sono riluttanti ad assumere e formare persone senza garanzie sulla loro permanenza nel medio termine. E si preannuncia un ulteriore ostacolo: “Il passaggio automatico dallo statuto S ad uno statuto B, con l’innalzamento anche dei contributi che queste persone riceverebbero, ai miei occhi risulta un disincentivo totale ad entrare sul mercato del lavoro”, sottolinea De Rosa.

Le preoccupazioni di Chiasso

Nel servizio di SEIDISERA è stato fatto il punto anche sulle ripercussioni che ci saranno sui Comuni. Un quarto circa dei 2’800 profughi con Statuto S abita a Lugano, Bellinzona ne conta 289 e a Chiasso si registrano circa 350 persone provenienti dall’Ucraina. “Su una popolazione di 8’000 è una percentuale elevata”, dichiara il sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni, il quale ricorda che in città, sin dall’inizio del conflitto, c’era uno dei primi punti di accoglienza. A tutt’oggi, sottolinea, ci sono soprattutto famiglie composte da donne con bambini, madri per cui lavorare e sganciarsi del tutto dall’aiuto sociale può non essere così evidente.

Arrigoni ricorda poi che l’assistenza, oltre che dal Cantone, è finanziata per un quarto anche dai Comuni. “Non è che dobbiamo mettere tutto sull’aspetto finanziario: abbiamo a che fare con delle persone”, chiarisce il sindaco di Chiasso, “però chiaramente, per una piccola comunità come la nostra, che paghiamo già circa 1 milione e 400’000 franchi di costi d’assistenza, qualche centinaia di migliaia di franchi è un aggravio notevole”. 

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