In Val Bedretto mercoledì c’è stato un piccolo terremoto molto speciale: estremamente contenuto e non percepibile in superficie. È stato indotto dai ricercatori del Politecnico federale di Zurigo, a distanza, nel BedrettoLab che si trova a una profondità di un chilometro e mezzo. Un esperimento pionieristico, in sicurezza e senza rischi, che deve aiutare a capire meglio come funzionano gli eventi tellurici.
È stato un esperimento pionieristico molto atteso, come spiega al Telegiornale il sismologo Domenico Giardini, responsabile del progetto: “Sono 30 le persone che ci lavorano da sette anni. Abbiamo scavato tunnel, messo centinaia sensori dappertutto. C’è molta aspettativa, non solo nostra ma della comunità scientifica internazionale per capire se davvero funziona e se si riesce a controllare e indurre terremoti programmati”.
Il BedrettoLab è un laboratorio sotterraneo unico nel suo genere, si trova a 1’500 metri di profondità in un tunnel dismesso, costruito negli anni ‘70 come cunicolo di cantiere per la galleria ferroviaria del Furka. I ricercatori lo hanno riempito di sensori estremamente sensibili. L’esperimento consiste nell’iniettare acqua ad alta pressione nella faglia per aiutarla a muoversi, generando movimenti minimi.
L’obiettivo è provocare terremoti minuscoli e controllati fino a raggiungere circa una magnitudo 1, non percepibile in superficie. Durante l’esperimento nessuno si trova all’interno del tunnel Bedretto. Viene raccolta una grande varietà di dati sismici, esattamente nel punto della scossa. Un’opportunità unica.
“Lo scopo - spiega ancora il sismologo - è di andare sottoterra e vedere come funziona quando la terra decide di muoversi. Normalmente impariamo qualcosa quando un grosso terremoto avviene e fa tantissimi danni, ma non siamo mai lì, in genere siamo sempre troppo lontani, da un’altra parte o comunque in superficie. Il terremoto si verifica invece in profondità”.
I ricercatori iniettano acqua nella faglia e osservano gli effetti in termini di magnitudo. L’esperimento che avviene in Val Bedretto dovrebbe aiutare a capire meglio i comportamenti. “Se una faglia è pronta a muoversi in un arco di tempo breve, allora lì si concentrano tutti gli sforzi. Perché le faglie sono tante, sapere dove è il rischio nei prossimi mesi o anni sarebbe un gigantesco passo avanti”. Un contributo allo sviluppo delle conoscenze sui terremoti che sta avvenendo sull’asse Ticino-Zurigo.










