Intelligenza artificiale, “big data” e droni sono tre delle grandi tendenze globali al centro della Conferenza sulla protezione della popolazione, che quest’anno ha scelto come tema primario il pericolo sismico.
Si tratta infatti di una catastrofe naturale che richiede la maggior parte delle capacità che devono possedere le organizzazioni della protezione della popolazione in caso di un evento maggiore e che ha potenziale di danno particolarmente elevato.
Le lacune
Gli eventi sismici di grande entità si verificano in Svizzera, in media, solo ogni 50-150 anni. Ma il Paese non è ancora sufficientemente preparato, ad esempio, per gestire un numero molto elevato di feriti in caso di catastrofe o per trovare una soluzione per decine, se non centinaia di migliaia di senzatetto.
In totale sono state individuate 17 lacune, “dalla fase acuta fino alla ricostruzione”, spiega Blaise Duvernay, responsabile del settore rischio sismico presso l’Ufficio federale dell’ambiente, ai microfoni di RTS.
Queste lacune dovranno essere colmate entro il 2028. Ma nel frattempo, c’è da preoccuparsi? Duvernay rassicura: “Da circa 25 anni in Svizzera gestiamo il rischio in questo ambito in modo proattivo, sia a livello federale che cantonale”.
L’esperto sottolinea “un forte accento sulla prevenzione, con costruzioni antisismiche per rafforzare gli edifici e ridurne la vulnerabilità” e, da cinque anni, sulla preparazione. Secondo lo specialista, “dobbiamo prepararci in modo adeguato per questo tipo di eventi”.
L’intervista all’esperto (Forum, RTS, 25.11.2025)
Durante la conferenza si è parlato anche di nuovi strumenti per affrontare le conseguenze dei terremoti: droni e robot per individuare e aiutare le vittime, intelligenza artificiale e “big data” per cercare di prevedere i sismi, e la digitalizzazione per contribuire a migliorare la valutazione dello stato degli edifici dopo un terremoto.
Norme europee complesse
Il responsabile esprime rammarico per l’integrazione, nei prossimi anni, delle nuove norme europee antisismiche in Svizzera, perché “le norme di costruzione europee sono molto più complesse di quelle svizzere”. Questo “complica il lavoro e tale complessità non è davvero necessaria”, sottolinea.
Infine, per Duvernay, “manca un meccanismo di finanziamento per la ricostruzione”. Tale meccanismo “non deve necessariamente essere un obbligo assicurativo, ampiamente respinto a livello politico” precisa. Ricorda che la proposta attualmente allo studio è quella di un “impegno condizionale”: un fondo comune alimentato dai proprietari immobiliari dopo un sisma.

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Telegiornale 03.11.2025, 20:00









