Ticino e Grigioni

Sovraffollamento delle carceri, il nodo dei rimpatri

La Svizzera supera di gran lunga la media europea - I trasferimenti nei paesi d’origine sono complessi e i costi elevati con circa 380 franchi al giorno in Ticino

  • Un'ora fa
immagine
07:31

Per alleggerire le carceri piene, il rimpatrio degli stranieri

Il Quotidiano 19.03.2026, 19:00

Di: Il Quotidiano-Simone Previatello / AC 

La Svizzera è uno dei paesi nel continente europeo con più stranieri in carcere. In questa classifica si posiziona dietro a solo tre paesi molto piccoli. Con il 72% di stranieri, supera di molto nazioni come la Germania, l’Italia e la Francia e la media europea del 25%.

Il trasferimento nel paese d’origine per espiare la pena, dunque, ritorna un tema d’attualità. “Scontare la pena nel paese d’origine è sempre la miglior soluzione per reinserire il detenuto nel suo stato d’origine. Quindi, a prescindere dal sovraffollamento delle carceri i trasferimenti tramite l’Ufficio federale di giustizia si fanno perché è un atto tra Stati”, spiega ai microfoni del Quotidiano Frida Andreotti, direttrice delle Divisione della giustizia Ticino.

Non solo un problema di sovraffollamento ma anche di costo per la collettività. In Ticino, il costo per detenuto è di 380 franchi al giorno. In un anno sono quasi 140’000 franchi. In casi particolari, come i minorenni, l’importo è ancora più alto.

I trasferimenti dal Ticino

Il Ticino è uno dei cantoni che trasferisce più detenuti con il loro consenso. “Nel corso degli anni abbiamo visto erodere il numero di persone che hanno beneficiato dei trasferimenti nel loro stato d’origine, passando da 16 persone nel 2017 a 5 quest’anno”, continua Frida Andreotti.

“Ci sono stati casi in cui dei detenuti italiani hanno chiesto di espiare la propria pena nel paese d’origine” racconta Norman Gobbi, Direttore del dipartimento delle istituzioni. “In passato, il Ticino si era fatto promotore di una richiesta quando c’era il problema con i criminali provenienti dalla Romania. La risposta ricevuta dall’Ufficio federale di giustizia, ma anche dal Dipartimento federale degli affari esteri, è stata negativa perché, in questo momento, non è possibile attuare questo tipo di misure”.

Il Partito liberale radicale queste misure le vorrebbe. Con una mozione chiede al Consiglio di Stato ticinese di fare pressione a Berna per negoziare accordi con gli Stati da cui provengono gli stranieri che hanno commesso reati in Svizzera, in particolare i paesi del Nord Africa. Con le nazioni europee, una convenzione sul trasferimento esiste già, ma ha dei limiti. “Bisogna capire se il paese d’origine del detenuto è disposto a prendere a carico il detenuto e capire il consenso del detenuto: alcuni decidono di scontare la pena qua per motivi di strutture, accoglienza e di presa a carico”, spiega Patrick Rusconi, Gran consigliere.

Le tempistiche sono rallentate

Le tempistiche si sono allungate. “Soprattutto da parte dell’Italia, che era uno stato dove venivano trasferiti diversi detenuti” spiega Andreotti. “Inoltre, dobbiamo calcolare che la pena del condannato sia sufficientemente lunga per permettere alle procedure di fare il loro corso: se ci sono stati in cui la lingua non è l’italiano, bisogna procedere a delle traduzioni e ci vuole del tempo. Le procedure richiedono tempo e si possono fare anche quando il detenuto non è d’accordo. Esiste un protocollo e proprio quest’anno abbiamo avviato le prime procedure senza il volere del condannato. Siamo nella fase iniziale, l’esito lo darà l’Ufficio federale di giustizia”.

Quali sono le condizioni per cui si può provare a fare una riammissione? Andreotti racconta che “gli Stati devono aver aderito a questo protocollo addizionale e il condannato deve avere una misura di espulsione o allontanamento dalla Svizzera”.

I rimpatri

I detenuti sono un costo e ogni Cantone paga per le sue carceri. Con il rimpatrio degli stranieri le cose cambiano. “Lo stato medesimo che si assume l’esecuzione della pena, e decide di farlo, si assume i relativi costi”, aggiunge Andreotti.

Su circa 7’000 detenuti, nel 2004, solo una cinquantina sono stati rimpatriati. Gli accordi esistono, con quasi tutti i Paesi europei, ma spesso i trasferimenti sono solo su richiesta del detenuto e le carceri sono piene anche all’estero. “Con i Paesi extraeuropei è più difficoltoso. Il problema più grande del Ticino sono i detenuti del Maghreb: lì non ci sono degli accordi tra Paesi. Dobbiamo incarcerarli qui fino a espiazione della pena”, aggiunge Rusconi.

Intanto, per contrastare il sovraffollamento delle carceri, una soluzione d’urgenza è quella di mettere a disposizione dei prefabbricati con celle nel territorio della Stampa.

rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Info

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Correlati

Ti potrebbe interessare