Locarno, come quasi tutti i Comuni vicini - fa eccezione Losone - supera la soglia consentita per legge del 20% di abitazioni secondarie. Dopo che per anni la quota si era attestata appena al di sotto, in febbraio l’ARE, l’Ufficio federale dello sviluppo territoriale, ha notificato il superamento a metà febbraio. Il Municipio ne ha dato notizia il 23, precisando che Berna aveva effettuato “una correzione d’ufficio” dei dati aggiornati al 31 dicembre 2025 preannunciando un possibile ricorso al quale ha poi deciso di rinunciare.
Questo significa uno stop all’autorizzazione di nuove residenze secondarie in Città. Stop che tocca anche Simone Merlini, ex municipale, che in Via Patriziale intendeva realizzare una palazzina di una quindicina di appartamenti, un quarto dei quali da vendere per l’appunto come case di vacanza, il cui valore al metro quadro è superiore. “Da un giorno all’altro, leggendo un comunicato stampa, ci siamo trovati a perdere il 25% di residenze secondarie sull’intero progetto”, ha spiegato al Quotidiano della RSI. Al computo dell’investimento, lamenta, manca ora quasi mezzo milione di franchi. A suo avviso “la politica doveva tenere dei conteggi, per far capire se c’è ancora secondario e non c’è più secondario”.
Costruzioni nuove, ma anche palazzi ristrutturati
Che la richiesta di case di vacanza in una città turistica come Locarno sia alta lo confermano anche numerosi progetti in corso, che promuovono appartamenti in vendita anche come residenze secondarie. Vengono venduti ancora prima di essere costruiti. Ma la pressione tocca anche immobili più vecchi che vengono trasformati, come in Via D’Alberti, dove in un palazzo vivevano 28 famiglie in affitto che volenti o nolenti hanno dovuto cercarsi quasi tutte una nuova sistemazione. “Era l’appartamento di mia nonna e di sua sorella. Ci sono nata, cresciuta, e poi all’improvviso è tutto cambiato”, racconta un’ex inquilina. Una circolare attorno al mese di ottobre dello scorso anno invitava i residenti a una riunione con il nuovo amministratore, che ha preannunciato la vendita degli appartamenti e presentato due alternative: acquistare o traslocare entro sei mesi.
“Abitativi e non commerciali”
Perché il Comune non ha contestato la decisione al Tribunale amministrativo federale? Secondo il sindaco Nicola Pini, “la risoluzione di una eventuale controversia giuridica avrebbe dilatato i tempi e una risposta l’avremmo avuta verosimilmente dopo il riconteggio annuale. Ma soprattutto riteniamo che fra enti pubblici e istituzionali sia preferibile il dialogo”.
Come detto, erano anni che Locarno flirtava con la soglia del 20%. La correzione d’ufficio di cui sopra, operata dall’ARE e che ha fatto superare il limite, è avvenuta perché l’ufficio federale ha constatato che alla fine del 2025, il Comune di Locarno ha spostato 144 abitazioni nella categoria “uso diverso da quello abitativo”, cioè nella categoria commerciale, a cui appartengono per esempio i negozi o gli studi professionali. Tra questi vi sono però abitazioni che sono pubblicizzate per essere affittate come case di vacanza, i cosiddetti airbnb dal nome della piattaforma più conosciuta attraverso la quale vengono messi a disposizione. “Noi”, obietta Pini, “ritenevamo che un alloggio che viene affittato in maniera preponderante - quindi per più di 90 giorni non consecutivi - ma magari deve sottostare anche alla LEAR (la legge sugli esercizi alberghieri e della ristorazione) sia più affine a un’attività commerciale che a una residenziale”.
Per gli esperti, la legge parla chiaro
Per la legge federale sulle abitazioni secondarie e anche per chi opera nel settore però le cose stanno in modo diverso, sia che vengano affittati meno di 90 giorni o più di 90 giorni i cosiddetti airbnb sono spazi abitativi a tutti gli effetti. “Secondo il mio punto di vista e quello dell’associazione, se non viene offerto un servizio aggiuntivo come i pasti, i massaggi,... rimane un’unità abitativa e non commerciale”, ha spiegato al Quotidiano Oliver Keller, vicepresidente di Ticino Holiday. “L’unico commerciale ammissibile è quello prevista dalla legge, ovvero le strutture ricettive organizzate o altre eccezioni”, ha precisato l’avvocato Fiorenzo Cotti, esperto di diritto della costruzione.
Bisogna riconoscere tuttavia, che una certa confusione in proposito c’è stata. Quando nel 2021 è stato modificato il regolamento di applicazione della legge edilizia, che ha portato alla regola dei 90 giorni, questa distinzione, a livello cantonale, non era così chiara. E ancora alla fine dell’anno scorso l’Associazione dei comuni ticinesi ha chiesto chiarimenti su questo punto. “All’inizio le autorità non hanno informato in modo chiaro su come un proprietario che vuole affittare per più di 90 giorni deve muoversi”, ha detto Keller.
Dal PS una segnalazione al Cantone
A questa argomentazione “in difesa” della Città, controbatte il consigliere comunale socialista Francesco Albi: “È vero che non c’è chiarezza a livello cantonale, ma volendo svolgere il compito in modo corretto bastava rivolgersi all’Ufficio federale dello sviluppo territoriale”. Il PS non vuole insinuare che si sia voluto favorire qualcuno in particolare, ma “sappiamo che quelli che hanno continuato a costruire abitazioni secondarie ne hanno beneficiato”. Il sindaco Pini smentisce favoritismi: “Di sicuro non si volevano favorire le residenze secondarie, tanto è vero che Locarno è uno dei pochi Comuni che ha delle normative comunali per la limitazione delle residenze secondarie, per comparto e addirittura per fondo”.
“Dubito si possa giungere a una revoca”
La palla è ora nelle mani del Cantone, perché i socialisti hanno segnalato la situazione al Consiglio di Stato. L’istanza del PS solleva anche un punto spinoso, quello di eventuali revoche retroattive di licenze per case di vacanza, nel caso in cui il Comune le abbia assegnate quando già si era superata la soglia del 20%. La possibilità, insomma, di intimare al Municipio di sospendere o annullare le autorizzazioni irregolari. Sollecitata in proposito, Berna afferma che “al momento non è possibile rispondere a questa domanda, che rientra nelle competenze delle autorità comunali o cantonali preposte al rilascio delle licenze edilizie”. Per l’avvocato Cotti, “una revoca può aver luogo solo a fronte di abusi nell’applicazione della legge e a determinate condizioni può comportare l’obbligo di risarcimento. Se si tratta unicamente di un’interpretazione errata della legge, dubito che si possa giungere alla revoca”, ha precisato.
Nel frattempo, la Città cosa intende fare? Pini promette “un’indagine a tappeto per quanto riguarda il registro degli stabili. È un’opportunità per fare chiarezza e magari scoprire delle cose che non erano ancora chiare”. “Vivendo la città, noi percepiamo un aumento degli airbnb e delle residenze secondarie. Voglio sperare che la scelta di non fare ricorso significhi una presa di coscienza del fatto che il problema esiste e che il Municipio voglia impegnarsi da qui in avanti per cercare di risolverlo”, ha affermato in conclusione Francesco Albi.






