Ticino e Grigioni

Straordinario insediamento fortificato scoperto a Roveredo

Gli scavi in zona Casclasc rivelano un insediamento dell’Età del bronzo unico in Svizzera - I muraglioni di oltre tre metri di circa 4’000 anni fa potrebbero riscrivere la storia della Bassa Mesolcina

  • 19 febbraio, 12:32
  • 19 febbraio, 13:10
Il sondaggio a Casclasc
20:14

Roveredo, riemerge un insediamento dell’Età del bronzo

Voci del Grigioni italiano 20.02.2026, 19:07

  • GR
Di: Voci del Grigioni italiano/Diem 

A Roveredo la terra ha parlato. In località Casclasc sono riemerse strutture monumentali che potrebbero appartenere a un insediamento fortificato dell’Età del bronzo, vecchio di 4’000 anni. Una scoperta che l’archeologa Maruska Federici-Schenardi ai microfoni della RSI non esita a definire straordinaria e che potrebbe essere unica a livello svizzero.

Muraglioni imponenti e ceramiche antiche

I resti sono imponenti: muraglioni spessi fino a tre metri e mezzo, visibili per decine di metri, disegnano dall’alto una struttura poderosa. “Poco sotto l’humus già emergevano delle strutture di pietre e associate a del vasellame che a primo colpo d’occhio pare risalire all’Età del bronzo”, ha spiegato l’archeologa Maruska Federici-Schenardi alle Voci del Grigioni italiano.

Un sondaggio diagnostico, condotto dopo una campagna di georadar del Servizio archeologico cantonale, ha rivelato ceramiche di uso quotidiano. “Abbiamo l’ipotesi che tutto il settore sia un insediamento importantissimo dell’Età del bronzo”, ha dichiarato la ricercatrice.

Un patrimonio da proteggere

Per Gianpiero Raveglia, presidente della Regione Moesa e sindaco di Roveredo, la scoperta è una responsabilità e un’opportunità. “Sono delle mura che secondo gli archeologi risalgono al periodo del bronzo e quindi a 4’000 anni fa. È una cosa che a livello svizzero probabilmente è unica, quindi noi dobbiamo tenerci strette queste mura e valorizzarle nella maniera migliore possibile per la nostra economia turistica e anche per la nostra identità culturale”, ha sottolineato durante la trasmissione.

Una posizione strategica

Il sindaco ha spiegato che il sito si trova in un luogo strategico di transito. “Roveredo si trova su due vie di comunicazione, una nord sud e l’altra est ovest. Nord sud, quella che tutti conoscono, conduce verso il passo del San Bernardino, importante soprattutto già a livello dei romani”. La posizione di Casclasc è particolarmente significativa: si affaccia sulla Val Traversagna, via di comunicazione storica verso il lago di Como.

Il progetto Interreg

La scoperta è avvenuta nell’ambito del progetto Interreg Archeo ALPS (Archeologia alpina. luoghi, presenze, strategie), di cui la Regione Moesa è capofila per la Svizzera e al quale partecipa anche la RSI.

“Come Regione abbiamo accettato molto volentieri l’invito della Provincia di Sondrio di partecipare a questo progetto”, ha ricordato Raveglia. L’obiettivo è duplice: “Fare in maniera che questi siti siano poi protetti nella pianificazione e poi che siano valorizzati a livello culturale e turistico”.

Pressione edilizia e futuro

La scoperta arriva in un momento cruciale. Il capoluogo della Bassa Mesolcina custodisce un ricco patrimonio archeologico, oggi minacciato dalla pressione edilizia dovuta alla vicinanza con l’agglomerato di Bellinzona.

La zona di Casclasc fa parte da decenni di un piano di quartiere mai concretizzato. È praticamente sgombra da edifici, una rarità per Roveredo. “Si tratterà di vedere cosa fare”, ha ammesso il sindaco. “Naturalmente ci sono dei problemi in terreni che potenzialmente potrebbero essere edificabili, dove i proprietari magari possono farsi delle questioni, ma si tratterà di vedere quali sono gli interessi preponderanti”.

Il primo passo sarà definire ufficialmente l’area come zona archeologica. In futuro potrebbero seguire campagne di scavo più estese, in collaborazione con atenei universitari. “È un’opportunità rara per un archeologo”, ha confessato Maruska Federici-Schenardi. “Lavori, metti le mani nella terra dei tuoi antenati e quindi hai questo legame emozionale che ti dà ancora una spinta in più nella ricerca archeologica”.

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