TASSE SUI FRONTALIERI

Il blocco dei ristorni preoccupa le imprese

Un ulteriore calo dei frontalieri, come conseguenza della minore attrattività del lavoro in Svizzera, sarebbe di ostacolo all’economia ticinese - Il padronato invita a sedersi a un tavolo

  • Ieri, 19:54
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Ipotesi blocco dei ristorni, parola al padronato ticinese

SEIDISERA 20.02.2026, 18:00

  • Keystone
Di: SEIDISERA - Stefano Lordi / M. Ang. 

In Ticino una parte della politica sta pensando di bloccare i ristorni verso l’Italia come risposta alla decisione unilaterale, da parte del Governo italiano, di imporre una la tassa sulla salute ai “vecchi” frontalieri. Bellinzona considera la misura una violazione degli accordi bilaterali. Ma l’intenzione ticinese non trova, almeno per ora, molto supporto dalla Confederazione.

La posizione della Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali

Giovedì la redazione di SEIDISERA ha contattato la Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali - autorità competente in materia - per sapere se l’applicazione della tassa sulla salute violi o meno l’accordo fiscale sui frontalieri. La Segreteria di Stato ha risposto così: “Le analisi giuridiche intraprese non permettono al momento di concludere che vi sia una violazione dell’accordo del 2020. Mentre un blocco unilaterale del pagamento della compensazione finanziaria costituirebbe una violazione di un accordo internazionale. L’accordo sui frontalieri prevede dei meccanismi propri al fine di dirimere eventuali problematiche come quella in oggetto. Nei prossimi mesi, nel corso di colloqui bilaterali diretti, la Segreteria di Stato utilizzerà tali meccanismi per ulteriori approfondimenti”.

Le reazioni di sindacati e imprese

Sempre giovedì la RSI ha riportato il parere dei sindacati, sia italiani che ticinesi. Venerdì, invece, SEIDISERA ha registrato il parere delle imprese, che si dicono preoccupate. La tendenza al ribasso del numero di lavoratori frontalieri, i dazi statunitensi (al di là della sentenza di queste ore della Corte Suprema USA) e i continui attriti con l’Italia vengono visti come ostacoli per l’economia ticinese. L’invito del padronato è di sedersi attorno a un tavolo e trovare soluzioni.

Il calo dei frontalieri: da 80’000 a 78’000

È un momento complicato per le imprese ticinesi, messe alla prova dalle dinamiche internazionali e da una continua diminuzione della manodopera frontaliera. È infatti dall’introduzione nel gennaio 2024 del nuovo accordo sui frontalieri tra Svizzera e Italia che il numero di lavoratori con il permesso G diminusce. Siamo già passati da più di 80’000 unità a circa 78’000. Una tendenza che preoccupa il direttore dell’Associazione Industrie ticinesi Stefano Modenini: “Noi siamo sempre stati contrari all’accordo fiscale perché già avevamo detto all’autorità, anche cantonale e federale che la combinazione di questi due fattori - fiscalità più pesante per i frontalieri e denatalità - avrebbe creato un effetto esplosivo. È chiaro che la tendenza è a una desertificazione e quindi questo potrebbe mettere a rischio nel tempo anche le attività economiche”.

I rapporti tesi con l’Italia

Crea preoccupazione anche l’irrigidimento dei rapporti con l’Italia, ancora più tesi dopo le polemiche su Crans-Montana. “La politica in questo momento sta adoperando i muscoli per risolvere un problema che in teoria dovrebbe essere risolto attraverso la concertazione e la tassa sulla salute va in contraddizione, che sono gli accordi internazionali. Quindi non si capisce bene l’Italia dove voglia andare parare, ma è giusto che il Canton Ticino in questo caso mostri determinazione ad affrontare un problema che penalizzerebbe e soprattutto renderebbe meno attrattivo il lavoro alle nostre latitudini”, dice il presidente della Camera di Commercio ticinese Andrea Gehri.

La critica a Berna

Una presa di posizione, quella ticinese che, allo stato attuale, non vede il supporto di Berna. Gehri è deluso: “personalmente ritengo che sia una posizione che non è assolutamente condivisibile, anzi deprecabile, anche perché comunque il Canton Ticino fa parte della Confederazione svizzera e se esiste un problema tra Stati, evidentemente Berna deve farsene carico e portare delle soluzioni. E quindi mi aspetto che Berna si attivi e porti delle soluzioni”.

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