“Tra noi c’era una relazione amorosa”. Hans Peter Maier a processo da oggi davanti alla Corte d’appello e di revisione penale per il delitto di Besso, ha spiegato che tra lui e la vittima, da lui uccisa con una ventina di coltellate l’11 novembre del 2010 nel suo appartamento di Via Sorengo, c’era un rapporto che andava oltre l’amicizia. In primo grado l’uomo è stato condannato al carcere a vita.
Quel peluche in regalo
La vittima e il suo carnefice si conobbero in una palestra nel 2004. L’imputato ha sostenuto che con il 40enne nacque una relazione di carattere affettiva ed omosessuale: “Il nostro rapporto andava oltre l’amicizia”. Per provare ciò alla giudice Giovanna Roggero-Will, in aula l’ex agente commerciale germanico ha estratto vari oggetti da una borsa di cartone, commovendosi. Tra questi un pupazzetto che, stando alla sua versione, avrebbe ricevuto in regalo dalla vittima, ed altri ricordi (vedi scheda).
“Mai ricevuti quei soldi”
L’imputato ha ammesso quasi tutti i reati finanziari e le truffe contestatigli, ma ha negato di aver ricevuto 200'000 franchi dalla vittima. Soldi che, stando al procuratore pubblico Moreno Capella, avrebbe invece sperperato.
La vita e le relazioni
Parte della mattinata è stata dedicata alla vita relazionale dell’accusato. L’ex consulente commerciale ha ricordato il matrimonio con una signora, molto più anziana di lui. Il 53enne ha negato di essere stato mantenuto dalla moglie, morta alcuni mesi dopo lo sposalizio e subito rimpiazzata da un’altra donna. “Mi sentivo molto solo”, ha detto in aula l’accusato, ricordando il periodo prima del l’incontro con la vittima.
Davide Paggi
L'evento
Durante il dibattimento l’accusato ha aperto una borsa e sparso sul banco una dozzina di oggetti per dimostrare che con la vittima avrebbe intrattenuto un legame sentimentale. Tra questi una fotografia, fiori di plastica in regalo, delle bocce di Natale, copie di giornale che davano risalto ai successi professionali del 40enne, biglietti di concerti, musei e sale cinematografiche, un pacchetto di sigarette, dei rami secchi addobbati e altri valori simbolici. “Mi diceva che ero stupidamente romantico”, ha argomentato l’omicida riferendosi al rapporto.









