Il calo delle nascite è diventato una tendenza strutturale che riguarda tutto il canton Ticino. I dati presentati recentemente dalla Città di Lugano, che mostrano una diminuzione di quasi un terzo dei nuovi nati in dieci anni, trovano infatti conferma anche a livello cantonale. Nel 2024 in Ticino sono nate 2’319 bambine e bambini: si tratta del valore più basso registrato dalla metà degli anni Ottanta.
A Lugano il calo appare particolarmente marcato. Dal 2015 al 2025 le nascite sono diminuite di circa 160 unità, con un’accelerazione evidente nell’ultimo anno, quando si è passati da 426 a 371 nuovi nati, pari a un calo del 13% in dodici mesi. Bellinzona mostra una situazione più stabile, mentre Locarno registra un lieve aumento nell’ultimo anno; tuttavia, se si osserva l’arco di un decennio, anche nel Locarnese la tendenza resta chiaramente negativa.
A confermare il quadro è Matteo Borioli, dell’Ufficio di statistica cantonale, intervenuto a SEIDISERA. “Il dato del 2024 è il più basso registrato dalla metà degli anni ‘80”, ha spiegato, ricordando che “rispetto al 2015 vi sono quasi 680 nascite in meno, pari a circa il 20%”. Secondo Borioli, dopo una fase di oscillazioni, dal 2015 il calo è diventato pressoché continuo e i dati provvisori del 2025 lasciano prevedere un’ulteriore diminuzione.
Tra le cause principali figurano fattori demografici ben identificati. “Sono circa 5’000 in meno le donne” in età fertile rispetto a quindici anni fa, ha precisato Borioli, sottolineando inoltre l’aumento dell’età media alla nascita del primo figlio, oggi pari a 33,6 anni. Un elemento che riduce il numero potenziale di figli per famiglia.
I flussi migratori contribuiscono alla crescita complessiva della popolazione, ma non incidono in modo decisivo sul numero di nascite. “Il saldo migratorio rappresenta da diversi anni il principale fattore di crescita della popolazione”, ha ricordato Borioli, aggiungendo che il saldo naturale - la differenza tra il numero di nati e il numero di morti - è negativo da oltre dieci anni.
Sul piano politico e sociale, il calo delle nascite è un vero e proprio campanello d’allarme. L’economista Ivano Dandrea, membro di Equi-Lab e di Coscienza Svizzera, interpellato da SEIDISERA, ha parlato di un “grido d’allarme che va considerato”. A suo avviso, i dati dimostrano che “non stiamo facendo abbastanza in termini di asili nido e di conciliazione lavoro-famiglia”, mentre si continua a investire poco sui giovani, nonostante la loro progressiva diminuzione numerica.
Dandrea ha criticato in particolare la mancanza di priorità politiche: pur riconoscendo le difficoltà finanziarie del Canton Ticino, ha osservato che “non per questo non troviamo soldi per costruire le case per anziani”, mentre le strutture di accoglienza per l’infanzia restano insufficienti. Una scelta che, nel lungo periodo, rischia di avere ripercussioni sull’intero sistema sociale ed economico, dalla disponibilità di manodopera fino alla sostenibilità del welfare.








