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Un’amicizia senza permesso

1992-2000: il Ticinogate - L’anomala vicinanza tra un giudice apparentemente incorruttibile e un contrabbandiere napoletano

  • 5 December 2023, 04:37
  • 8 December 2023, 11:30
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Edizione straordinaria: il Ticinogate

L’affaire legato all’amicizia tra il presidente del Tribunale penale Franco Verda e il contrabbandiere Gerardo Cuomo

Di:Lorenzo Buccella, Lorenzo Mammone

“Signori deputati, ho lo sgradito compito di comunicarvi quanto segue”. È il 6 giugno del 2000, quando davanti all’aula del Gran Consiglio, il presidente del governo ticinese, Giuseppe Buffi, scuro in volto, annuncia l’apertura di un’inchiesta che coinvolge i vertici della magistratura ticinese. E in particolare, il presidente del Tribunale penale, Franco Verda.

Una prima volta per la Svizzera: mai un Cantone aveva messo un proprio giudice sul banco degli imputati fino ad arrivare al suo arresto che si concretizzerà la sera del 4 agosto. Ma inevitabilmente già a partire dall’apertura del processo si crea uno scandalo soprattutto per quello che ben presto si viene a scoprire: l’anomala amicizia tra un giudice apparentemente incorruttibile e un contrabbandiere napoletano come Gerardo Cuomo, un uomo che nel 1992 sceglie Lugano come base per il proprio commercio di sigarette. Per la Svizzera quel commercio è legale, ma con l’andare del tempo i sospetti si addensano sul fatto che il traffico di “bionde” sia solo un ingranaggio all’interno di un sistema mafioso di più vaste dimensioni.

Il Ticino diventa il primo e unico Cantone a condannare un proprio giudice e la corruzione non è più un caso isolato

Cuomo, del resto, in Italia era già un pregiudicato, quando arriva in Svizzera. Nonostante la fedina penale macchiata, nel 1993 ottiene comunque un permesso di dimora e di lavoro in Ticino che però negli anni successivi non gli verrà più rinnovato. Ed è proprio per questo “tassello mancante” che Cuomo si avvicinerà sempre più a Franco Verda, visto che la compagna del giudice entra nel pool degli avvocati che segue gli affari del contrabbandiere.

Nasce così una relazione tra il giudice e Cuomo basata su uno scambio di accortezze che si pongono sempre al limite dei confini deontologici. Perché se Cuomo sta vicino a Verda nel momento della sua malattia, Verda si prodigherà per fargli riottenere il tanto agognato permesso.

Ma questi sono solo gli inizi di un rapporto d’amicizia che si stringe ancor di più nei mesi successivi. Tra gite su yacht in Sardegna e feste di battesimo per la figlia di Cuomo in un hotel di lusso a Lugano, là dove, nonostante Cuomo fosse “persona indesiderata” per la Svizzera, si raduna una fetta importante della Lugano-bene.

Franco Verda e Gerardo Cuomo

Franco Verda e Gerardo Cuomo in vacanza con le famiglie sullo yacht del contrabbandiere

Ma non solo, perché la vicinanza nella vita privata diventa una scorciatoia per vicinanze anche nella vita professionale. Come nel caso di Francesco Prudentino, un boss scappato da Lugano lasciando tre milioni di franchi sui conti svizzeri. Una cifra che prima viene sequestrata, ma poi tramite una sentenza proclamata da Franco Verda viene per metà dissequestrata. Ed è proprio sui denari che tornano a Prudentino che si appunterà l’accusa di corruzione nei confronti di Verda, perché in un’intercettazione telefonica Cuomo fa capire che una parte deve essere devoluta al magistrato che ha facilitato l’accordo.

Ma del resto, Cuomo è prodigo di interventi economici quando c’è da aiutare la compagna del giudice per tamponare con urgenza i buchi finanziari in cui versa la Società Acque minerali San Bernardino di cui lei è amministratrice generale. Così come è nei confronti del giudice a cui paga le cure negli Stati uniti contro la malattia da cui è afflitto. Ma nello stesso tempo, in Europa la lotta al contrabbando di sigarette si fa sempre più incalzante, per cui Cuomo inizia a essere seguito, pedinato e intercettato tanto da diventare ufficialmente latitante quando la procura di Bari, il 21 ottobre del 1999, emana un ordine di custodia cautelare nei suoi confronti.

Di fronte alle continue richieste delle procure italiane, la Svizzera si dice pronta a collaborare e, non a caso, proprio in una clinica svizzera a Zurigo, il maggio del 2000 Gerardo Cuomo viene arrestato. Ma subito a solleticare e sollecitare le attenzioni dell’opinione pubblica sui rapporti tra Cuomo e il giudice Verda iniziano a comparire con una frequenza sempre maggiore delle lettere anonime, fino all’esplosione dello scandalo, che si riassume in una foto simbolo, quella davanti allo yacht miliardario di Gerardo Cuomo pubblicata sul settimanale ”Il Caffè”, che fa il giro del mondo.

Ed è proprio per questo che quando il processo Cuomo-Verda viene inaugurato le attenzioni sono ormai diventate morbose, e ora gli amici, seduti uno di fronte all’altro sul banco degli imputati, diventano ex-amici, rimpallandosi le accuse a vicenda.

Le pene inflitte dalla sentenza alla fine saranno molto più miti di quanto richiesto dall’accusa (18 mesi a Verda, 10 a Cuomo, entrambi con la condizionale) ma gli effetti saranno devastanti. Soprattutto per Franco Verda che perde in un solo colpo stipendio, pensione e posizione, vittima per l’opinione pubblica non soltanto dei reati che gli vengono imputati ma anche delle leggerezze deontologiche che hanno aggravato la sua immagine. Una questione di distanze non rispettate, quelle distanze per cui un indizio forse c’era fin dall’inizio di questa storia, visto che Cuomo aveva impiantato i suoi uffici in via Bossi 6, a meno di cento passi, proprio dall’ufficio di Verda, allora presidente del Tribunale penale, ovvero della carica più alta nella magistratura ticinese.

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