Mancano cinque giorni all’inizio delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina, una manifestazione che metterà a dura prova la viabilità anche in Valtellina. Tra Bormio e Livigno verrà assegnato un terzo delle medaglie: tante, come tanti erano i progetti finanziati e previsti sul territorio.
Non tutti sono andati in porto e questo potrebbe pesare sulla mobilità, la grande incognita di questi Giochi che in Valtellina porteranno circa un miliardo di euro. SEIDISERA ha fatto il punto della situazione, a partire dalla linea ferroviaria, che è ancora un cantiere con disagi all’ordine del giorno.
Per quanto riguarda le strade, invece, al di là di qualche rotonda o passerella pedonale, tutto è rinviato a causa dei ricorsi pendenti sui progetti. Questo vale per il nuovo svincolo all’ingresso della tangenziale di Sondrio e per quello previsto all’uscita, dove c’è un passaggio a livello che durante le Olimpiadi abbasserà le sbarre ogni mezz’ora. È stato invece aperto il primo tratto della tangenziale di Tirano, opera non prevista nel pacchetto olimpico. Un tratto insufficiente, però, a risolvere il problema dell’attraversamento della città, che oggi è la vera incognita di questa mobilità olimpica.
“Tutti questi interventi, che sono stati finanziati grazie alle Olimpiadi, erano attesi da 20, 30, 40 e anche 50 anni”, afferma Massimo Sartori, assessore regionale a Enti locali e Montagna. “Alcuni sono stati realizzati prima, altri lo saranno dopo, ma in ogni caso sono tutti finanziati”.
Salendo verso Bormio c’è un’altra opera incompiuta, inizialmente ritenuta funzionale alle Olimpiadi, poi stralciata e rinviata. Si tratta di uno svincolo di 800 metri che occuperà una piana agricola difesa con forza da un comitato. Sulle piste da sci molto è stato fatto a Livigno e a Bormio: impianti di innevamento, illuminazione, bacini di accumulo per la neve artificiale e ski stadium. Ma non mancano le contraddizioni: a Bormio si sarebbe voluto costruire una cabinovia al servizio della gloriosa pista Stelvio, che ospiterà le gare di sci alpino maschili. Un vecchio impianto è stato smantellato, ma i nuovi lavori non sono mai partiti.
“Paghiamo lo scotto di sentirci dire: ‘Ma come, fate le Olimpiadi e avete un impianto in meno?’”, spiega Valeriano Giacomelli della SIB, il gestore degli impianti di risalita. “Sembra una presa in giro, ma purtroppo abbiamo dovuto smantellarlo per poter posizionare il prossimo anno quello nuovo”.
Un nuovo impianto che è stato appaltato con procedura negoziata, senza pubblicazione di bando, giustificata da esigenze e urgenza — nonostante fosse chiaro che i tempi tecnici per costruirlo non ci sarebbero comunque stati. Insomma, si parla di “legacy olimpica”, ma per ora in Valtellina questi Giochi lasciano in eredità soprattutto progetti finanziati e contestati.






