La Commissione gestione e finanze ha così deciso oggi, martedì, di esercitare l’alta vigilanza sul presidente del Governo Claudio Zali in merito al suo coinvolgimento nel caso del 14 enne tenuto al carcere della Farera per quasi un mese.
Le informazioni uscite per mezzo stampa nell’ultima settimana hanno portato a molte domande alle quali, per il buon nome e il buon funzionamento delle istituzioni, la Commissione gestione e finanze, (nello specifico sarà la sottocommissione finanze) vuol cercare le risposte.
“Riteniamo che in base alle questioni emerse sulla stampa e anche da atti parlamentari, la Commissione debba fare degli approfondimenti”, ha detto ai microfoni di SEIDISERA il presidente Fiorenzo Dadò al termine della seduta. “Ci sono tutta una serie di cose che non collimano tra di loro, che sono discordanti. La Commissione è obbligata a fare le verifiche del caso per poter mettere una parola di chiarezza su questo caso. Audizioneremo tutte le persone che sono state coinvolte in questo incontro”.
Ieri la Commissione giustizia e diritti aveva detto di voler aspettare la riunione di oggi per concertare i passi da intraprendere. Ci sono già novità anche su questo fronte? La presidente della commissione Cristina Maderni ha spiegato il senso e le possibilità dell’alta vigilanza nell’ambito delle competenze della Commissione da lei presieduta. “Le nostre riflessioni, ad oggi sono quelle di riunire nuovamente la Commissione la prossima settimana, ricevendo degli approfondimenti sul nostro campo di azione nell’ambito della giustizia e della magistratura”.
Questo però con una specificazione molto importante. “Non sarà per noi un’analisi del caso specifico”, aggiunge Maderni, “perché questo è compito della magistrata inquirente e sicuramente non è una nostra invasione di campo. Per noi è più che altro un’analisi del funzionamento della magistratura; se ci sono dei punti o delle necessità di modifiche legislative”.
Intervista a Claudio Zali
Intanto la redazione di SEIDISERA ha contattato direttamente il presidente del Consiglio di Stato, che ha così rilasciato la seguente intervista.
Partiamo dall’inizio di questa vicenda. Cosa l’ha mossa ad agire?
“La conoscenza del fatto che un ragazzo di 14 anni, minorenne, certo, ma addirittura un fanciullo per la classifica dei minori ,si trovava collocato a tempo indeterminato alla Farera e in correlazione a gravi fatti che ha commesso, certo, ma collocato a tempo indeterminato in uno stabilimento che è stato costruito come carcere per gli adulti.”
Le si rimprovera anche di essersi mosso senza rispettare la separazione dei poteri. Non poteva segnalare a chi di competenza, invece di agire in prima persona.
“Non si è trattato da parte mia assolutamente di chiedere, negoziare o pretendere o suggerire la modifica di decisioni, in concreto quella di collocamento, ma semmai di segnalare che la Farera non è il luogo per collocare a lungo un minorenne.”
Sotto traccia c’è chi le rimprovera di essersi mosso perché c’è una conoscenza dietro questo? Cosa risponde?
“La conoscenza in realtà è stata l’occasione per questa persona di contattarmi. È anche l’unico caso di cui io sono venuto a conoscenza: di un quattordicenne trattenuto così a lungo in collocamento alla Farera. Lo avrei fatto veramente per qualsiasi quattordicenne.”
Per essere chiari fino in fondo su un aspetto formale, quindi la separazione dei poteri: lei è cosciente di aver fatto un passo oltre una linea ben definita o secondo lei non è successo?
“Secondo me non è successo. È venuto il magistrato dei minorenni che non era neanche il titolare di questo incarto, per tutte le spiegazioni di ordine generale erano dei funzionari. Lo scopo della riunione era per me quello di sapere fino a quando doveva durare questa situazione, per me non accettabile, di collocamento di un quattordicenne alla Farera e la ricerca della volontà di vedere se e quali soluzioni alternative potevano essere trovate a breve termine.”
Proprio oggi la Commissione della gestione e finanze ha deciso che la sottocommissione attiverà l’alta vigilanza. Dicono che faranno audizioni con tutti i partecipanti a quell’incontro. Lei andrà in audizione?
“Penso proprio di sì. Io davvero non ho nulla da nascondere, però rimango un po così deluso da questo stravolgimento delle priorità. Il problema diviene oggi che io potrei essere ‘andato lungo’, si può dire, o sarei incorso in possibili violazioni formali quando abbiamo un problema sostanziale che secondo me è molto grave e su quello invece non si intende vigilare.”
C’è un perché questo ragazzo è finito alla Farera e il perché è che il Canton Ticino difetta ancora di un centro chiuso. La Confederazione nel 2007 ci ha dato dieci anni per adeguarci. Siamo nel 2026 e il Gran Consiglio ha approvato un credito per la realizzazione nella scorsa legislatura. A che punto siamo? Perché ancora non si vede nulla e non c’è nulla...
“Siamo ancora in una fase molto arretrata purtroppo. Non voglio sottrarmi alla mia responsabilità politica per questa situazione. Io sono in Consiglio di Stato dalla fine del 2013 ed evidentemente non posso farmi scudo del dipartimentalismo, per cui sento questa mancanza come mia e dopo me la vedo concretizzare da un caso concreto. E a maggior ragione capisco che si dovrebbe agire più rapidamente, risolvere questa situazione e non incartarci tutti assieme a discutere se potevo o non potevo fare una certa riunione.”
È anche presidente in questo anno. Porterà come prioritario in Consiglio di Stato il tema a questo punto.
“II tema è già stato accennato nella scorsa seduta per fare il punto, ora lo rifaremo presto, sullo stato di questo dossier che deve avanzare perché i tempi cambiano purtroppo non sempre in meglio. Di queste strutture da più parti si segnala la necessità, che evidentemente in un caso del genere ci appare flagrante davanti ai nostri occhi.”








