Il Consigliere di Stato leghista Claudio Zali è finito in una bufera mediatica e politica a causa dell’inchiesta aperta per il suo interessamento al caso del 14enne che era detenuto alla Farera, per una mail all’EOC nella quale intimava l’assunzione di una sua conoscente e per alcuni file audio diffusi su Instagram, contenenti affermazioni violente contro le donne. Non è però la prima volta che materiale riguardante Claudio Zali e alcune sue conoscenti finisce sui social network. Lo scorso anno si sono tenuti due processi legati a vicende simili a quella delle telefonate diffuse nei giorni scorsi, in cui si sente il consigliere di Stato consigliare di “riempire di botte” una donna che starebbe stalkerando la sua interlocutrice, e in cui lo stesso Zali ammette di aver in passato picchiato una donna.
Due donne, due condanne in primo grado
Nei due processi dello scorso anno, due donne entrambe conoscenti di Zali erano state denunciate dal consigliere di Stato per diffamazione, dopo aver pubblicato sui social materiale che le riguardava — in parte vero, in parte falso, in parte di interesse pubblico e in parte no. Entrambe sono state condannate in primo grado.
Tra loro figurava anche la donna al centro di una delle telefonate rese pubbliche nei giorni scorsi, quella in cui Zali racconta di aver picchiato in passato una sua presunta stalker. Era lei la donna a cui Zali si riferiva. L’aggressione risalirebbe al 2017 e la donna l’aveva già raccontata sui social. Il suo avvocato, Nadir Guglielmoni, ne aveva parlato anche in aula, presentando al giudice un certificato medico. La donna aveva sporto denuncia contro Zali, salvo poi ritirarla.

Zali fa un passo indietro
Telegiornale 23.07.2026, 20:00
Una vicenda analoga per la donna che ha diffuso gli audio
Una storia simile riguarderebbe anche la donna che nei giorni scorsi ha reso pubbliche le registrazioni. Secondo le informazioni raccolte dalla RSI, anche lei ha sporto querela contro Zali nel 2021, sostenendo di essere stata picchiata e trattenuta nella sua vettura. La querela sarebbe poi stata ritirata dopo le scuse di Zali. Da qui, il non luogo a procedere emesso dal Ministero pubblico.
Si tratta della stessa donna per cui Zali è intervenuto presso l’Ente ospedaliero cantonale (EOC) per farle ottenere un posto di lavoro, chiedendo che le venisse fatto “il grande piacere” di licenziare “uno dei frontalieri di cui è farcito come un cannolo alla crema” per assumere lei al suo posto.
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