Operatori sanitari a lavoro nel Queens (keystone)

A New York "il picco è ogni giorno"

Pazienti che muoiono in sala d'attesa e personale senza materiale protettivo, la testimonianza di un medico americano

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"Ho intubato colleghi con cui ho lavorato nello stesso ospedale. Mi chiedo quando toccherà a me. Inizio a contare da 5 a 25 giorni per vedere se manifesto dei sintomi". A raccontarlo è Calvin Sun, un medico che lavora a chiamata nel reparto di pronto soccorso di numerosi ospedali di New York. Nell'omonimo Stato, mercoledì è stata la giornata più nera, con 779 morti e 150'000 casi confermati.

Ma alcuni sostengono che il picco non si è ancora visto. "Molti dicono che la settimana peggiore deve ancora arrivare, per me ogni giorno è stato il picco. Non immagino nulla peggio di quanto è accaduto ieri", dice Sun, denunciando anche la mancanza di dispositivi di sicurezza. "Mancava anche prima di questa epidemia. Ma ora abbiamo a che fare con un virus che può uccidere molto velocemente, non abbiamo il materiale protettivo, siamo ancora più impreparati di prima. Siamo esposti a un pericolo molto presente. Io ho lavorato gli ultimi 23 giorni su 28. Questo perché molti miei colleghi erano ammalati o in ospedale".

Si dice che il sistema sanitario di New York non stia reggendo più. Un'ipotesi in parte confermata dal medico intervistato dalla RSI. "Si può definire il collasso in diversi modi: quando i pazienti muoiono in sala d’attesa mentre aspettiamo di assisterli, come mi è accaduto pochi giorni fa. Oppure quando pensiamo ad una realtà dove inizio il mio turno con un collega che mi segnala di tenere d’occhio un paio di pazienti e quando arrivo li trovo già deceduti. Non so se questo sia normale, avere medici che vanno a lavoro, si ammalano e sono costretti a restare a casa per tre settimane. Se questo è il collasso, credo che ci siamo già".

RG/Emiliano Bos
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