Urne aperte in Brasile
Urne aperte in Brasile (keystone)

Brasile, l'ora della decisione

156 milioni di brasiliani sono chiamati a scegliere il loro prossimo presidente

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Dopo una campagna elettorale molto lunga, violenta ed estremamente polarizzata 156 milioni di brasiliani sono chiamati a scegliere oggi, domenica, il loro prossimo presidente. La sfida è partita molto prima dei tempi previsti dalla legge, ossia da quando le condanne per corruzione inflitte all’ex presidente Lula da Silva sono state cancellate e lui è diventato di nuovo eleggibile. 

Da subito si è capito che la partita sarebbe stata essenzialmente tra due contendenti, Lula da un lato e il presidente Jair Bolsonaro dall’altro, una polarizzazione che è stata favorita dall’abbandono progressivo di quasi tutti i candidati della cosiddetta “terza via”, moderati di centro che non hanno trovato spazio sufficiente per crescere. Oggi sono rimasti come outsider solo il progressista Ciro Gomes e la moderata Simone Tebet, ma nessuno dei due dovrebbe superare il 10% dei voti.

 

I due principali sfidanti rappresentano due modelli agli antipodi e in profonda contrapposizione tra loro. I sondaggi danno Lula come il favorito, con il 50% delle intenzioni di voti, Bolsonaro sarebbe staccato di 14 punti, ma gli stessi istituti indicano che queste elezioni saranno il trionfo del voto “per esclusione”, dato che i due hanno altissimi indici di popolarità negativa.

Si vota per il presidente ma anche per scegliere i 27 governatori statali e per rinnovare il Parlamento. La campagna elettorale è stata molto violenta, con tre simpatizzanti di Lula uccisi in tre diversi episodi e decine di denunce per minacce e intimazioni soprattutto contro candidate a livello locale. Sono circolate, ancora una volta, molte fake news, ma gli analisti ritengono che abbiano fatto meno presa sulla popolazione rispetto alle ultime elezioni. Il principale punto di domanda riguarda la possibilità per Lula di vincere già al primo turno; per farlo ha bisogno del 50% più uno dei voti validi, altrimenti si andrà al ballottaggio a fine ottobre. Grande incertezza anche sul comportamento di Bolsonaro e della sua base in caso di sconfitta. Molti temono un’insurrezione come quella vista con i fedelissimi di Donald Trump con l’invasione al Campidoglio. Il presidente soffia da mesi sul fuoco, sostenendo (senza prove) che il sistema elettronico di votazione può essere oggetto di attacchi hacker.  Il Tribunale elettorale ha chiesto la collaborazione di tutti, dai media alle forze dell’ordine, fino agli osservatori internazionali. Qualunque sarà il risultato, la priorità è quella di proteggere il risultato delle urne.

 
Emiliano Guanella
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