Oltretevere

Perché Leone XIV chiede ai Neocatecumenali di non chiudersi in un recinto

Così il papa riconosce il valore del Cammino, ma invita a non trasformarlo in identità separata

  • Un'ora fa
Papa Leone XIV con Kiko Arguello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale

Papa Leone XIV con Kiko Arguello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale

Di: Rod 

Evitare che un carisma diventi un recinto. È questo il filo rosso che attraversa l’intervento di Papa Leone XIV durante l’incontro del 19 gennaio 2026 con i responsabili del Cammino Neocatecumenale, il fondatore Kiko Argüello e numerose famiglie missionarie. Un incontro caloroso, segnato da parole di sincero apprezzamento, ma anche da un richiamo deciso a non smarrire la dimensione ecclesiale più ampia.

Il pontefice ha riconosciuto il contributo che il Cammino offre da decenni alla vita della Chiesa: la missione, la formazione, la capacità di raggiungere persone lontane dalla fede. Ma proprio perché il Cammino è una realtà viva e dinamica, Leone ha sentito il bisogno di indicare con chiarezza i rischi che possono emergere quando un carisma, invece di aprire, tende a chiudere.

«Vivere l’esperienza del Cammino Neocatecumenale e portare avanti la missione», ha affermato, «esige una vigilanza interiore e una sapiente capacità critica, per discernere alcuni rischi sempre in agguato nella vita spirituale ed ecclesiale». Parole che non suonano come un rimprovero, ma come un invito a custodire ciò che rende autentico un percorso ecclesiale: la libertà dello Spirito e la comunione.

Richiamando il significato del Battesimo, il papa ha ricordato che esso inserisce ogni credente nel corpo di Cristo, senza distinzioni o gerarchie di valore. «Dobbiamo sempre ricordarci che siamo Chiesa e che, se lo Spirito concede a ciascuno una manifestazione particolare, essa è data per il bene comune». Da qui il monito più netto: «Nessun ministero deve diventare motivo per sentirsi migliori dei fratelli ed escludere chi la pensa diversamente».

È proprio questo il punto: il Cammino è un dono, ma non può diventare un’identità separata. Per questo Leone XIV ha invitato i neocatecumenali a essere segni di comunione, non di distinzione. «La vostra missione è particolare, ma non esclusiva; il vostro carisma è specifico, ma porta frutto nella comunione con gli altri doni presenti nella vita della Chiesa». Ogni annuncio, ha aggiunto, deve rispettare «il percorso di vita e la coscienza di ciascuno», un richiamo alla delicatezza pastorale e alla libertà interiore.

Il papa ha poi insistito sul rapporto con la pastorale ordinaria, un tema spesso sensibile: «Vivete la vostra spiritualità senza separarvi dal resto del corpo ecclesiale, in piena comunione con i fratelli e in particolare con i presbiteri e i Vescovi». Un invito a non costruire percorsi paralleli, ma a inserirsi nella vita delle parrocchie come parte integrante della comunità.

Il discorso si è concluso con un riferimento alla libertà dello Spirito, che deve riflettersi anche nello stile pastorale: «L’annuncio del Vangelo, la catechesi e le varie forme dell’agire pastorale devono essere sempre liberi da costrizioni, rigidità e moralismi», perché non generino paura, ma autentica liberazione interiore.

Nel complesso, dunque, l’intervento di papa Prevost è apparso come un equilibrio tra gratitudine e fermezza, un riconoscimento del bene che il Cammino compie ma, allo stesso tempo, un invito a non trasformare un dono in un confine. Perché un carisma, quando diventa recinto, smette di essere carisma.

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17:40

Manuel Dürr

Strada regina 17.01.2026, 18:35

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