La popolazione è scesa per strada nella capitale Khartum e in varie località del paese (keystone)

Colpo di Stato in Sudan

L’esercito avrebbe preso il potere destituendo il presidente Omar al Bashir, ma mancano conferme ufficiali

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Regna la confusione in Sudan, dopo che giovedì mattina si è diffusa la notizia di un colpo di Stato condotto dall'esercito che avrebbe destituito il presidente Omar al Bashir.

Secondo l’emittente televisiva Al-Arabiya il capo di Stato, al potere da 30 anni, si è dimesso e i militari hanno annunciato la formazione di un Governo di transizione, ma mancano le conferme ufficiali. I membri dell’apparato di Governo, riporta invece il sito Arab News, sono stati arrestati e l’esercito – riferiscono vari media – ha circondato il palazzo presidenziale a Khartum con uomini e mezzi, entrando inoltre all’alba nella sede della radiotelevisione di Stato.

Omar al Bashir
Omar al Bashir (keystone)

L’economia del paese soffre, le riserve petrolifere sono concentrate prevalentemente nel sud, ora indipendente, e l’inflazione galoppa: per questo, Omar al Bashir, padre padrone di un paese di circa 40 milioni di abitanti, da dicembre era contestato. L'aumento del prezzo del pane e della benzina aveva portato nelle strade della capitale e di altre città migliaia di persone contro l'esplosione del costo della vita.

 

Al Bashir, sulla cui testa pende un mandato di arresto spiccato dalla Corte penale internazionale dell’Aia per crimini di guerra contro l’umanità e genocidio, aveva represso la prima ondata di contestazioni, cambiando poi qualche pedina del suo Governo e decretando infine lo Stato di emergenza. La protesta si era quindi attenuata ma non del tutto estinta, e ha ripreso vigore negli ultimi giorni con i militari che si sono schierati a fianco dei contestatori.

Golpe in Sudan

Golpe in Sudan

TG 12:30 di giovedì 11.04.2019

 

I vertici dell'esercito dovrebbero ora rivolgersi alla popolazione, ma il discorso si fa attendere. Un ritardo forse dovuto a trattative dietro le quinte sulla sorte di al Bashir.

Dall’indipendenza al referendum del 2011

L’indipendenza dal Regno Unito è stata proclamata dal Paramento sudanese nel 1955, e da allora il paese è stato dominato da regimi militari. Il paese è inoltre stato confrontato con due guerre civili: la prima, che ha avuto luogo tra il 1955 e il 1972, è stata combattuta tra il Governo centrale e i separatisti del sud, che rivendicavano maggiore autonomia. Si stima che mezzo milione di persone, in stragrande maggioranza civili, siano morte nel corso dei 17 anni di conflitto. L’accordo di pace del 1972 non è riuscito a sedare completamente le tensioni, tanto che dal 1983 al 2005 ha avuto luogo un secondo conflitto interno, che ha causato 1,9 milioni di moti e 4 milioni di profughi. Il conflitto ebbe ufficialmente fine con l’accordo di Naivasha, firmato nel 2005. Nel gennaio del 2011 si è tenuto un referendum sull’indipendenza del Sudan del Sud ed il 7 febbraio è stato proclamato il risultato definitivo secondo il quale il 98,83% dei votanti si è espresso per la secessione. Il presidente sudanese Omar al Bashir ha accettato il risultato. In Sud Sudan è però scoppiata una guerra civile, tra il dicembre del 2013 e l’estate del 2018, tra le fazioni che miravano alla guida politica del nuovo Stato. I morti, in questo caso, sono stati oltre 50'000 e 2,2 milioni gli sfollati.

L'analisi dell'esperto

Che tipo di transizione bisogna aspettarsi ora che i militari sembrano aver preso il potere? È illusorio immaginarsela pacifica, senza spargimenti di sangue? Lo abbiamo chiesto a Massimo Alberizzi, giornalista che da anni segue l'attualità africana: "La protesta è in atto da tempo tra le classi popolari, ma si è poi diffusa anche nella borghesia sudanese, tra i professionisti come medici e avvocati. Anche le sollevazioni in Algeria hanno spinto i sudanesi ad andare avanti", ci spiega.

Golpe in Sudan

Golpe in Sudan

TG 20 di giovedì 11.04.2019

 
RG delle 12.30 dell'11.04.2019: l'intervista al giornalista esperto di Africa Massimo Alberizzi
RG delle 12.30 dell'11.04.2019: l'intervista al giornalista esperto di Africa Massimo Alberizzi
Bleff/ludoC/RG-CS/ATS
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