Condannato l'attacco turco

Le forze di Ankara affermano di aver "colpito finora 181 postazioni delle organizzazioni terroristiche nel nordest della Siria"

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In Siria la comunità curda al confine con la Turchia è da mercoledì sotto attacco. Dopo la decisione di Donald Trump di ritirare le truppe statunitensi dalla regione, Ankara non ha perso tempo e ha iniziato a colpire col proprio esercito, per creare una zona cuscinetto. "Le forze militari turche hanno colpito finora 181 postazioni delle organizzazioni terroristiche nel nordest della Siria nel corso dell'Operazione Fonte di pace". Lo ha annunciato il ministero della Difesa turco, che giudica "terroristi" le forze curde.

 

Poco dopo l'annuncio di Ankara dell'inizio dell'offensiva di terra, il portavoce dell'SDF (le Forze democratiche siriane dominate dalle milizie curde YPG) Mustafa Bali ha detto dal canto suo su Twitter che "l'offensiva terrestre delle forze turche è stata respinta dai combattenti dell'SDF a Tal Abyad".

Nel frattempo è scattata un’iniziativa bipartisan del Senato statunitense per imporre sanzioni alla Turchia se non ritira il suo esercito dalla Siria nella sua operazione contro le forze curde. L'obiettivo è imporre all'amministrazione Trump il congelamento dei beni negli Stati Uniti dei più alti dirigenti turchi, compreso il presidente Erdogan e i suoi ministri degli esteri, della difesa, delle finanze, del commercio e dell'energia. Le misure punitive colpirebbero anche enti o Paesi che vendono armi ad Ankara.

 

L’attacco turco desta seria preoccupazione tra i leader mondiali. In particolare il premier britannico Boris Johnson, dopo una consultazione telefonica con il presidente USA Donald Trump, ha evidenziato "il rischio di una catastrofe umanitaria" a causa dell'azione di Ankara contro le milizie curde. Belgio, Francia, Germania, Polonia e Gran Bretagna hanno chiesto di tenere consultazioni urgenti del Consiglio di sicurezza ONU nella mattinata di oggi, giovedì, sulla Siria dopo l'inizio delle operazioni militari della Turchia. Su quanto sta accadendo al confine turco-siriano si è espressa anche la Svizzera, che ha esortato, tramite il Dipartimento federale degli affari esteri, le parti in causa a “dar prova di moderazione e rispettare i diritti umani”.

ATS/ANSA/AFP/Swing

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