Da Brexit a Borisexit
Da Brexit a Borisexit (Reuters)

Dalla Brexit alla Borisexit

Boris Johnson si è dimesso oggi da capo del partito conservatore; ripercorriamo la sua carriera e gli scandali che l'hanno contraddistinta

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Dalla Brexit alla Borisexit: sono oltre 50 i membri del parlamento britannico (MP) che avevano rassegnato le dimissioni dal governo di Boris Johnson in poco più di 24 ore. Il Regno Unito è ora a un passo dalla crisi politica. La carriera politica di Bojo, come è spesso soprannominato il primo ministro britannico, è stata segnata da tanti scandali, vittorie roboanti e grandi sconfitte. Ora, il suo viaggio è giunto al capolinea: oggi ha annunciato le sue dimissioni da capo del partito e rimarrà PM fino all’autunno per garantire il passaggio di consegne al suo successore. Da “Get brexit done” (portiamo a termine la Brexit ndr.) a “Get Borisexit done” (portiamo a termine Boris Johnson” ndr.), ripercorriamo la carriera politica di colui che ha avuto l’ardire di definirsi l’erede di Winston Churchill, il leggendario premier durante la Seconda guerra mondiale.

Quelle tazze di tè

Studente a Eton e laureato a Oxford, di professione giornalista e scrittore, Boris Johnson ha saputo trattare i media e trarre così vantaggio politico da ogni situazione. Nel corso degli anni si è costruito un’immagine pubblica di showman eclettico, dimostrando tanto carisma, quanti sono i suoi capelli biondi, sempre disordinati. Eletto al parlamento britannico nel 2001, è stato sindaco di Londra dal 2008 al 2016, quando è stato nominato ministro degli esteri nel governo di Theresa May.

"Get Brexit done"

Durante la campagna per il voto sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea (Brexit ndr.) del 2016, Boris Johnson sostenne il fronte per la Brexit. Questo suo supporto fu decisivo e il Regno Unito votò per l’uscita dall’Unione Europea il 23 giugno del 2016. Eletto a capo del partito conservatore e primo ministro nel 2019, Johnson si distinse per lo slogan “Get Brexit done” durante la campagna elettorale del dicembre 2019 che sancì la netta vittoria del partito conservatore sull’opposizione laburista e la definitiva uscita dall’Unione il 30 gennaio del 2020.

Il Covid

La gestione di Boris Johnson della prima fase della pandemia nella primavera del 2020 fu alquanto confusa. Invocò la cosiddetta “immunità di gregge”, rifiutando di imporre un lockdown, ribaltando poi questa decisione dopo qualche giorno.  Dichiarò di aver incontrato e stretto le mani a pazienti covid in ospedale, lo stesso giorno, il 3 marzo del 2020, in cui il comitato scientifico britannico consigliò allo stesso primo ministro di avvisare la popolazione sulle misure di distanziamento sociale. Qualche settimana dopo testò positivo al coronavirus e rischiò di morire. La seconda fase della pandemia fu invece segnata dalla progressiva fine delle restrizioni, culminata con il “freedom day” (giorno della libertà ndr.) il 19 luglio 2021.

Gli scandali

I due mandati di Boris Johnson come Primo ministro britannico sono stati segnati da molti, troppi scandali politici. I più importanti di questi sono quelli del “Partygate” e quello di Christopher Pincher. La vicenda “Partygate” è legata ai festini tenuti dallo stesso premier nel periodo di natale 2020 nella sua residenza del 10 di Downing street a Londra, proprio durante il confinamento nazionale imposto per la pandemia di coronavirus. Johnson inizialmente negò ogni coinvolgimento per poi venir smentito con video e fotografie.

La foto che incriminò Boris Johnson
La foto che incriminò Boris Johnson (Investigation into alleged gatherings during Covid Restrictions: Final Report)

L’ultimo in ordine cronologico è il caso Christopher Pincher, dal nome di un membro del parlamento britannico conservatore che è stato accusato di aver molestato due uomini in un club privato mentre era ubriaco. La questione scoppiò quando furono denunciati altri casi di molestie perpetrate dallo stesso Pincher nel corso di un decennio, e di cui Boris Johnson era a conoscenza. Nonostante ciò, nel 2019 Johnson lo nominò vicecapogruppo del partito conservatore in parlamento.

“Get Borisexit done”

Dallo scoppio del caso Pincher, Boris Johnson è stato investito dallo scandalo e oltre 50 membri del suo governo lo hanno abbandonato. Tutto ciò ha portato alla decisione di oggi di Boris Johnson di rassegnare le dimissioni da capo del partito conservatore. Pur rimanendo in carica fino ad autunno per garantire il passaggio di consegne al suo successore, si è di fatto dimesso anche dalla carica di premier, ponendo probabilmente fine alla sua carriera politica.

La Brexit, la gestione della pandemia, i tagli, e gli scandali: Bojo è stato un primo ministro che ha cambiato il Regno Unito come pochi prima di lui; se in meglio o in peggio, il giudizio spetterà alla storia e, soprattutto, al popolo britannico.

Regno Unito: Boris Johnson si dimette

Regno Unito: Boris Johnson si dimette

TG 12:30 di giovedì 07.07.2022

 
JKM
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