Nuovo capitolo nella guerra commerciale (Archivio keystone)

Dazi, l’OMC dà ragione alla Cina

Per l’Organizzazione mondiale del commercio le tasse imposte da Trump nel 2018 sui prodotti cinesi violano le regole internazionali

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I dazi di Donald Trump sui prodotti “Made in China” imposti nel 2018 violano le regole internazionali. Lo afferma l'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), secondo una decisione emessa martedì a Ginevra, gettando un'ombra sulla guerra commerciale avviata dalla Casa Bianca contro Pechino con dazi su più di 500 miliardi di dollari di prodotti.

Secondo il tribunale dell’OMC il meccanismo deciso dal presidente americano Donald Trump, che ha denunciato in particolare un trasferimento forzato di tecnologia per accedere al mercato cinese, viola infatti diverse regole dell'istituzione.

Lamentele anche dalla Svizzera

Le tariffe USA avevano provocato una guerra commerciale con Pechino, che aveva risposto a questa offensiva con ritorsioni contro le importazioni USA. Tuttavia, gli Stati Uniti, che hanno ripetutamente minacciato di lasciare il WTO, non hanno mai presentato un reclamo all'istituzione, preferendo una soluzione bilaterale con la Cina.

L’OMC da parte sua incoraggia le due parti a continuare le discussioni su una seconda parte dell'accordo commerciale raggiunto l'anno scorso, che permetterebbe loro di raggiungere un’intesa per risolvere le divergenze. Gli Stati Uniti devono però ancora affrontare una serie di reclami in seno all'organizzazione per le tariffe doganali sulle importazioni dall'UE e da diversi Paesi, tra cui la Svizzera.

Dopo queste tensioni commerciali, Washington ha provocato una crisi istituzionale all'interno dell'organizzazione, rendendo disfunzionale il suo tribunale d'appello. Di fronte a questi blocchi, 18 Paesi e territori, tra cui Svizzera e Cina, hanno lanciato un meccanismo provvisorio per risolvere i reclami in appello, entrato in vigore alla fine di aprile. Gli Stati Uniti però non partecipano al nuovo meccanismo e non ci si aspetta quindi che facciano ricorso contro la decisione di martedì, anche se secondo l’agenzia Bloomberg potrebbero comunque porre il proprio veto sulla decisione presentando un appello nei prossimi 60 giorni.

RG/ATS/dielle
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