Deforestazione senza ritegno

La protezione dell'ambiente non è prioritaria per il nuovo presidente del Brasile Jair Bolsonaro, ma gli ecologisti non intendono smettere di difendere la Mata Atlantica, la seconda Amazzonia

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Il Brasile ha rinunciato a ospitare la conferenza sul clima, COP25 nel 2019: la decisione è stata presa dall'attuale governo uscente per venire incontro all'orientamento del presidente eletto Jair Bolsonaro, che ha detto più volte che le questioni ambientali non possono bloccare lo sviluppo agroalimentare. Il Paese sudamericano è osservato speciale alla vigilia della conferenza di quest'anno in Polonia. Gli ecologisti locali sono preoccupati per il futuro sia dell'Amazzonia che delle altre foreste tropicali che si cerca da tempo di preservare. Ma non si danno per vinti.

“La lotta contro i crimini ambientali è trattata dal nuovo presidente come qualcosa di negativo, di estremo. L'ambiente è visto come un problema e non come un fonte di sviluppo e di ricchezza; questo contribuisce ad accelerare l'avanzata delle ruspe e lascia molto interrogativi sul futuro del nostro Paese”, sottolinea Carlos Rittl dell'Osservatorio del Clima. I progetti di conservazione si scontrano con il potere di fuoco di chi è in cerca continua di nuove terre. Latifondisti e grandi allevatori sono gli sponsor principali del nuovo capo dello Stato. Gli ambientalisti si aspettano tempi difficili.

"Affermare che chi distrugge ha il diritto di farlo peggiora le cose"

“Il messaggio è essenziale. Notiamo già da qualche anno che le posizioni dei politici che appoggiano la lobby legata al grande business agroalimentare funzionano come del cherosene per le motoseghe. Affermare che chi distrugge ha il diritto di farlo e deve essere protetto dalla legge peggiora le cose a livello generale”, sottolinea Marcio Astani di Greenpeace Brasile.

Il grande paese sudamericano è un osservato speciale nella lotta contro il cambiamento climatico e non solo perché è il settimo paese al mondo per le emissioni di gas responsabili dell'effetto serra. Il disboscamento dell'Amazzonia e di altre foreste come la Mata Atlantica è cresciuto. La tendenza preoccupa tutta la comunità internazionale. Nell'ultimo anno la superficie disboscata è aumentata del 14%, i mesi più intensi sono stati proprio quelli della campagna elettorale. Senza controlli e con la certezza dell'impunità i delitti ambientali si moltiplicano e rappresentano un pericolo anche per le popolazioni locali.

Le Foreste atlantiche si estendono tra lo Stato di Rio Grande do Norte e il Rio Grande do Sul, spingendosi verso l'interno fino al Paraguay e all'Argentina
Le Foreste atlantiche si estendono tra lo Stato di Rio Grande do Norte e il Rio Grande do Sul, spingendosi verso l'interno fino al Paraguay e all'Argentina

 

La Mata Atlantica ridotta al 20%

"Difendendo gli spazi che rimangono della foresta atlantica stiamo proteggendo l'acqua, che è il bene comune di cui abbiamo tutti bisogno. allo stesso tempo lottiamo contro gli estremi climatici, uragani, grande tormente che non erano comuni fino a qualche anno fa in Brasile”, sottolinea Rafael Bitante di SOS Mata Atlantica, l'organizzazione che difende la tipica foresta pluviale costiera, ricchissima in termini di biodiversità (si stima che vi si trovi il 20% della flora mondiale). Si estende dalle coste atlantiche fino a 300 chilometri nell'entroterra. Uno spazio vitale per l'ambiente tanto quanto l'Amazzonia. Oggi ne rimane il 20% ma si fa di tutto per conservare e riforestare. Fa parte della lista Global 200 delle ecoregioni prioritarie per la conservazione con il nome di Foreste atlantiche.

 

 

In alcuni vivai a nord di San Paolo in 10 anni sono nati 30 milioni di alberi che in seguito sono stati distribuiti nella grande foresta che dal 1999 fa parte del patrimonio mondiale UNESCO. Quando le piante ritornano al loro habitat naturale l'acqua sottoterra e in superficie aumenta, con benefici immediati sul clima e la qualità di vita di una regione dove vivono più di 100 milioni di persone.

Quello che succede in Brasile ha conseguenze a livello globale

Dal prossimo anno gli occhi del mondo saranno puntati su quello che farà il nuovo Governo. Perché è ormai chiaro che quello che succede in Brasile potrà avere delle conseguenze ambientali negative su scala globale.

Diem/TG
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