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Energia, le tasse sui maxi profitti si fanno strada

Varate in vari Paesi, si inizia a discuterne anche in Svizzera, sulla scorta dei risultati eccezionali generati da varie grandi aziende grazie alla crisi ucraina

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Consumatori schiacciati dal peso delle bollette di gas ed elettricità e dal prezzo dalla benzina da una parte, grandi società che hanno generato introiti per miliardi di dollari dall’altra. Sulla scia del caro-energia, parte dell’Europa ha deciso di tassare i profitti eccezionali di vari gruppi attivi nei settori dell’energia e degli idrocarburi.

 

I profitti di svariate società, ricordano i colleghi di RTS in un approfondimento pubblicato giovedì, sono esplosi negli ultimi mesi grazie all’aumento del prezzo dell’energia. Il gruppo britannico Shell, per esempio, ha quintuplicato l’utile netto nel secondo trimestre, salito a 18 miliardi di dollari, sulla scia dell’impennata dei prezzi degli idrocarburi; la società britannica BP nello stesso arco di tempo ha generato 9,26 miliardi, l’italiana ENI 3,8 miliardi di euro e la francese TotalEnergies 5,7 miliardi di euro.

L’aumento dei prezzi dell’energia ha nel contempo obbligato vari Stati a sborsare somme considerevoli per sostenere le famiglie: l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OSCE) ha stimato in 169 miliardi di dollari il sostegno diretto dei suoi Stati membri e di alcuni Stati partner per il consumo di combustibile fossile tra ottobre 2021 e il 2022.

“Cupidigia e profitti scandalosi”, denuncia l’ONU

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha denunciato negli scorsi giorni la “cupidigia” dei grossi gruppi petroliferi e del gas, che realizzano profitti “scandalosi” a scapito “dei più poveri”, grazie alla crisi provocata dalla guerra in Ucraina. Ha quindi chiesto di tassare queste società.

Guterres, lo scorso 3 agosto, ha presentato il terzo rapporto ONU sulle conseguenze mondiali dell’invasione russa dell’Ucraina. Documento secondo il quale, entro la fine dell’anno, 345 milioni di persone potrebbero ritrovarsi in una situazione di insicurezza alimentare in 82 paesi, ovvero 47 milioni in più a causa del conflitto.

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Diversi Paesi varano tasse straordinarie

In questo contesto, alcuni paesi hanno varato tasse sui profitti straordinari delle grandi imprese energetiche e anche della finanza. Ultima in ordine di tempo è stata la Spagna, dove a metà luglio è stata annunciata una tassa sugli utili che potrebbe portare fino a 3,5 miliardi nelle casse dello Stato nell’arco di due anni.

In precedenza, Londra aveva annunciato una tassa del 25% sugli extra profitti dell’energia che dovrebbe valere fino a 5 miliardi di sterline. Così anche l’Italia, con una tassa che alza l'aliquota dal 10% del precedente decreto al 25%.

Romania e Grecia hanno anch’esse imposto misure che toccano le aziende energetiche. In Francia una misura analoga è stata bocciata dal Parlamento, ma il Governo ha fatto pressione sui grossi gruppi. Minacciata da una super tassazione, la società TotalEnergies ha quindi per parte sua avviato un programma nazionale di riduzione del prezzo alla pompa.

E in Svizzera?

La questione della tassa sugli extra profitti si pone anche in Svizzera. Il presidente dell’Alleanza di Centro, Gerhard Pfister ha interpellato il Consiglio federale all’inizio dell’estate. Ci si chiede, tuttavia, come distinguerli dai profitti normali, ovvero come qualificare gli introiti eccezionali generati in caso di crisi.

Il dibattito non fa che iniziare e dovrebbe figurare all’ordine del giorno nella sessione parlamentare d’autunno che inizierà fra un mese.

RTS/Red.MM
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