L'ONU prevede mezzo milione di rifugiati afgani in più entro il 2021
L'ONU prevede mezzo milione di rifugiati afgani in più entro il 2021 (Keystone)

"Evitare un'altra crisi migratoria"

L'UE vuole aiutare i paesi vicini dell'Afghanistan che ospitano i rifugiati - Anche Karin Keller-Sutter presente alla riunione straordinaria a Bruxelles

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L’Unione Europea è disposta ad aiutare gli afghani che fuggono dal loro paese ma vuole che restino nella regione. È il messaggio emerso dalla riunione straordinaria dei ministri dell’interno dell’UE e dello spazio Schengen tenutasi martedì a Bruxelles.

"Sulla base delle lezioni del passato, l'UE e i suoi Stati membri sono determinati ad agire congiuntamente per prevenire il ripetersi di movimenti migratori illegali su larga scala incontrollati affrontati in passato, preparando una risposta coordinata e ordinata", si legge in un passaggio della bozza di dichiarazione finale.

Diverse organizzazioni per i diritti umani, dal canto loro, hanno criticato l'approccio dei 27, accusando i Governi europei di "lavarsi le mani dall'obbligo internazionale di fornire rifugio a chi cerca sicurezza e salute" e "spostare la responsabilità della protezione dei rifugiati su Paesi terzi".

"Convocherò a settembre un forum ad alto livello sui reinsediamenti per discutere delle priorità concrete con gli Stati membri e fornire soluzioni sostenibili agli afghani più vulnerabili, in particolare donne e bambini, ma anche attivisti dei diritti umani, giornalisti e avvocati". Lo scrive la commissaria agli Affari interni, Ylva Johansson, su Twitter, a margine della riunione.

 

Karin Keller-Sutter: "È necessario un approccio coordinato"

 

A parte dell’incontro ha partecipato anche la consigliera federale Karin Keller-Sutter, che chiesto un approccio coordinato dei Paesi europei sulla questione Afghanistan. “La priorità ora è l’assistenza sul campo, soprattutto per le persone più vulnerabili, come le donne o i bambini, che devono essere sostenute, anche nei paesi vicini. Il ricollocamento di queste persone nei nostri paesi non è un tema, un programma del genere dovrebbe essere organizzato tramite l’ONU o l’UE, ma non è una cosa di cui si parla ora”, ha dichiarato la responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia.

 
ATS/ANSA/RG/YR
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