Società

Tra scienza e illusione, il confine fragile della cura

Quando la cura viene rifiutata: il processo di Vicenza e il romanzo “Piombo e latte” di Mastrantonio riportano alla luce le radici profonde di scelte estreme, tra amore, illusione e smarrimento

  • Un'ora fa
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Di: Paolo Rodari 

La fiducia nella cura è un territorio fragile, attraversato da paure che si ripresentano a ogni generazione. Quando la malattia entra in una casa, tutto ciò che sembrava solido si incrina, la razionalità, le certezze, perfino il rapporto con la scienza. È in questo spazio vulnerabile che talvolta si insinuano teorie alternative, promesse di guarigioni più dolci, spiegazioni che sembrano più umane della complessità medica.

Ed è proprio in questo spazio che si colloca la vicenda che dal 20 gennaio 2026 approda nelle aule del tribunale di Vicenza, dove si apre il processo contro Martina Binotto e il compagno Luigi Gianello, genitori di Francesco, accusati di aver ritardato diagnosi e cure del figlio, morto in giovane età. Un caso che arriva a dieci anni esatti dalla morte di Eleonora Bottaro, la giovane padovana i cui genitori furono condannati per omicidio omissivo dopo aver rifiutato per lei le terapie oncologiche. La vicenda Bottaro ebbe un forte impatto anche in Svizzera, diventando un simbolo delle derive legate al rifiuto della medicina scientifica.

Secondo l’accusa, anche Binotto e Gianello avrebbero seguito idee prive di fondamento scientifico, convinti che la malattia del bambino potesse essere affrontata senza ricorrere tempestivamente alla medicina tradizionale. Una storia che scuote perché mostra quanto sia sottile il confine tra amore e illusione, tra il desiderio di proteggere un figlio e il rischio di affidarsi a credenze che promettono risposte semplici a dolori insopportabili.

Mentre la giustizia prova a ricostruire i fatti, un romanzo recente torna a interrogare le radici profonde di queste derive. Piombo e latte, pubblicato da Bompiani e firmato dal giornalista del Corriere della Sera Luca Mastrantonio, affronta una delle vicende più emblematiche del rapporto tra trauma, medicina e smarrimento: il ferimento del giovane Dirk Hamer nella notte del 17 agosto 1978 all’isola di Cavallo, in Corsica. Dirk dorme su una barca insieme alla sorella Birgit quando un proiettile lo colpisce. Da quel momento inizia un calvario di oltre cento giorni, segnato da speranze, errori, intuizioni e ostinazioni. Il ragazzo chiede spesso del latte, che i genitori gli offrono di nascosto contro il parere dei medici. Nessuno può immaginare che proprio il piombo del proiettile e il latte chiesto come conforto diventeranno i simboli di una storia destinata a lasciare un segno profondo.

Mastrantonio ricostruisce con dovizia e stile non solo la lunga degenza di Dirk, ma anche il processo al presunto responsabile, Vittorio Emanuele di Savoia, e soprattutto la trasformazione del padre del ragazzo, Ryke Geerd Hamer. Medico, colpito dalla perdita del figlio e poi della moglie, Hamer elabora la cosiddetta Nuova Medicina Germanica, una teoria che attribuisce ogni malattia a un trauma psichico irrisolto e che rifiuta le terapie farmacologiche. Una dottrina priva di basi scientifiche, che negli anni ha attirato seguaci ma anche provocato tragedie: persone che, confidando in un metodo senza dimostrazione scientifica, hanno rinunciato a cure efficaci. Il romanzo non giudica, ma mostra come il dolore possa diventare un detonatore di credenze pericolose, e come la disperazione possa trasformare una vittima in un profeta involontario.

Il piombo e il latte diventano così metafore di un conflitto che riguarda tutti, tra scienza e credenza, tra ciò che sappiamo e ciò che vorremmo disperatamente credere. Mastrantonio attraversa queste storie con la tenacia del cronista e la pietas di chi sa che dietro ogni scelta estrema c’è un abisso umano. E mentre a Vicenza si apre un processo che interroga la responsabilità degli adulti e la vulnerabilità dei bambini, Piombo e latte ricorda che le storie non si ripetono mai uguali, ma spesso si assomigliano. Per capire come si arriva a rifiutare cure efficaci bisogna guardare non solo ai fatti, ma alle ferite invisibili che li precedono, quelle che la medicina non sempre sa nominare e che la narrativa, talvolta, riesce a illuminare.

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Le piccole cose contano

Alice 17.01.2026, 14:35

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  • Natascha Fioretti

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