"Una situazione aggravata dalla pandemia"

Intervista a Maria Rizzotti per capire l'esempio italiano: "Le norme in vigore non bastano"

Femminicidi, l'impegno della politica

Nostro approfondimento: la senatrice italiana Maria Rizzotti sottolinea cosa si sta facendo oltre frontiera per frenare il flagello delle donne uccise (soprattutto) da chi diceva di amarle

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I femminicidi sono una piaga che sembra non avere fine, in Italia come altrove. Vero è che lo scorso settembre si è registrato un triste primato di tali atti efferati, con sette donne ammazzate nel giro di una settimana, ma anche a ottobre gli omicidi perpetrati da uomini nei riguardi conoscenti, ex mogli, fidanzate, compagne, sorelle, madri hanno occupato ampio spazio sui media.

La cronaca dei femminicidi di questi ultimi mesi, in Italia, è impressionante
La cronaca dei femminicidi di questi ultimi mesi, in Italia, è impressionante (RSI)

L’Italia nello specifico si è dotata da tempo di una forte legislazione in materia, come spiega la senatrice forzista Maria Rizzotti, medico chirurgo, vicepresidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sui femminicidi e la violenza di genere. Tuttavia, in questi ultimi mesi, complice pure la pandemia, la situazione si è aggravata ulteriormente: durante il lockdown le chiamate all'1522, il numero del centro italiano antiviolenza, sono aumentate del 73%.

Ci si chiede perciò cosa sia possibile fare per porre un freno a tale dramma in tempi brevi, tenendo conto del fatto che non si tratta semplicemente di un retaggio culturale ma soprattutto della paura che le donne hanno nel fare una denuncia: non si sentono protette dallo Stato. Spesso i tempi delle indagini si dilatano per anni e capita che i tribunali tolgano loro i figli se lasciano il marito e vanno in comunità protette, come ha denunciato - di recente - la cantante Fiorella Mannoia su Twitter.

 

La senatrice spiega che le norme in vigore chiaramente non bastano e che la pandemia di Covid-19 ha esasperato la situazione, obbligando molte a restare nelle case con i loro aguzzini, limitando l’accesso ai centri antiviolenza ed esacerbando gli animi dei partner violenti. Tutti aspetti che hanno contribuito all’aumento dei casi di femminicidio. Del resto, questi atti di violenza di genere sono assolutamente trasversali: Maria Rizzotti in proposito ricorda che riguardano tutto il territorio da nord a sud, ogni classe sociale e sono coinvolti tanto gli italiani quanto gli stranieri.

La situazione in Svizzera

La piaga degli omicidi di donne è drammatica pure in Svizzera, come lo evidenziano il femminicidio avvenuto nella notte di sabato 16 ottobre a Netstal, nel canton Glarona, dove una 30enne è stata uccisa a colpi d'arma da fuoco da un 27enne, o l'omicidio a coltellate, da parte del marito 46enne, di un'altra 30enne avvenuto a Zurigo-Altstetten 48 ore prima. Entrambi gli autori dei delitti sono stati poi presi in custodia dalla polizia.

Nella Confederazione elvetica, stando ai dati nel 2020, circa ogni due settimane una persona è stata uccisa dal partner: il dato emerge dalle cifre relative alla violenza domestica diffuse dall’Ufficio federale di Statistica (UST). Lo scorso anno, informa l’UST, la polizia ha registrato 28 omicidi nella sfera domestica, (29 nel 2019) e 20'123 reati in materia contro i 19'669 del 2019. In 61 casi l'omicidio è stato tentato (50 l'anno prima), e in un caso, come nel 2019, si è accertata l'istigazione al suicidio; i casi con lesioni gravi sono stati 124 (116 nel 2019) e 2'123 con lesioni semplici (2'035 l'anno precedente).

E nel 2019 - anno a cui risalgono gli ultimi dati diffusi dall'UST - i reati violenti registrati dalla polizia in ambito domestico riguardavano nell'80% dei casi coppie o ex coppie, nel 14% il rapporto genitori-figli e il rimanente 8% si è evidenziato all'interno di altri vincoli familiari.

 
Enrico Campioni
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