Hadi Matar ha ferito in modo grave lo scrittore Salman Rushdie (keystone)

"Ha attaccato l'Islam, non è una brava persona"

L'aggressore di Salman Rushdie al New York Post: "Non mi piace quell'uomo, ha attaccato le credenze degli islamici"

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

"Ha attaccato l'Islam, non è una brava persona". Lo ha detto l'aggressore di Salman Rushdie in un'intervista esclusiva del New York Post dal carcere. "Non mi piace quell'uomo, ha attaccato le credenze degli islamici, il loro sistema di valori", ha detto ancora Hadi Matar dicendo di "rispettare l'ayatollah, credo sia una grande persona". Matar ha poi negato di essere stato in contatto con i pasdaran iraniani, ma ha ammesso di essersi "ispirato" per l'attacco guardando video dello scrittore su Youtube.

Intanto Salman Rushdie continua a migliorare. A pochi giorni dall'attacco negli Stati Uniti, l'autore dei "Versi Satanici" ha iniziato a parlare con gli inquirenti per aiutarli a ricostruire quei momenti drammatici e provare a trovare il pezzo del puzzle più importante: il movente.

Nel frattempo martedì ha parlato il Governo iraniano, che ha giustificato la violenza di Hadi Matar pur prendendone le distanze, mentre il segretario di Stato USA Antony Blinken ha esplicitamente accusato Teheran di essere responsabile, quantomeno da un punto di vista morale, dell'attentato alla vita di Rushdie.

Dal suo letto dell'ospedale di Erie, in Pennsylvania, l'autore 75enne ha iniziato a rispondere alle domande degli inquirenti in modo "articolato". Non è chiaro quali informazioni sia stato in grado di fornire lo scrittore, che lo scorso 12 agosto, proprio quando stava per prendere la parola sul palco del Chautauqua Institute, è stato accoltellato almeno dieci volte dal 24enne del New Jersey di origine libanese riportando gravi ferite al collo, braccio, fegato, gamba e occhio destro.

Gli investigatori continuano a scavare nella vita dell'aggressore e ad esaminare computer, telefoni e account social. Ma finora è emerso molto poco sulla sua personalità, se non che era una persona riservata e silenziosa, secondo quanto raccontato dai gestori della palestra di pugilato che frequentava a North Bergen, non lontano dalla cittadina in cui viveva Fairview.

Sui suoi movimenti prima dell'attacco a Rushdie si sa solo che è arrivato da Buffalo su un autobus e poi ha usato un'app di ridesharing per raggiungere Chautauqua il giorno prima dell'evento con lo scrittore. Non si sa dove abbia passato la notte e, soprattutto, come sia riuscito ad entrare armato di coltello ad un festival letterario dove l'ospite d'onore era un uomo minacciato di morte da 30 anni.

Al momento dell'arresto aveva con sé due carte di credito prepagate, un po' di contanti e una patente falsa intestata ad un "martire" di Hezbollah. Questo elemento e alcune foto del generale iraniano Qassem Solemani e dell'ayatollah Khomeini, l'autore della fatwa contro Rushdie nel 1989, sui suoi account social hanno fatto pensare che Matar sia vicino all'estremismo sciita e alle cause dei pasdaran iraniani.

Il presidente americano Joe Biden ha evitato di puntare il dito contro l'Iran nel suo messaggio di solidarietà allo scrittore, ma per Blinken non ci sono dubbi che l'attacco del 24enne sia stato istigato da Teheran. "Le istituzioni iraniane hanno incitato alla violenza contro lo scrittore per anni e i media statali in questi giorni hanno esultato per l'attentato contro di lui. Tutto questo è spregevole", ha accusato senza mezzi termini il segretario di Stato americano.

Non si è fatta attendere la replica del governo di Teheran, che ha negato qualsiasi coinvolgimento, ma ha biasimato Rushdie stesso per "aver insultato l'Islam per anni". "Non possiamo condannare nessuno se non lui stesso e i suoi sostenitori", ha sottolineato il portavoce del ministero degli Esteri, Nasser Kanani. Parole che il dipartimento di Stato USA ha bollato come "disgustose".

ATS/M. Ang.
Condividi